Un robot origami per studiare le profondità degli abissi

Progettato un nuovo robot per studiare le profondità marine (ANSA)
2' di lettura

Il gruppo di ricerca dell'Istituto Wyss dell'Università di Harvard ha ideato e progettato un nuovo robot, ispirato alla celebre arte giapponese di piegare la carta 

L'ambiente meno esplorato della Terra è senza dubbio il mare. La vastità degli abissi oceanici, infatti, è talmente estesa che, a lungo, questi sono stati considerati una sorta di immensi deserti. Solo di recente, gli studiosi hanno scoperto l'esistenza di alcuni organismi in grado di vivere e resistere anche alle forti pressioni esercitate nelle profondità più sconfinate (la Fossa delle Marianne, nell'Oceano Pacifico, si trova a 11 mila metri di profondità). Per proseguire nella ricerca e cercare di comprendere tutti i misteri che popolano gli abissi oceanici, il gruppo di ricerca dell'Istituto Wyss dell'Università americana di Harvard ha ideato e progettato un nuovo robot, ispirato alla celebre arte giapponese degli origami.

Un robot flessibile come un foglio di carta

Il robot origami è stato sperimentato per la prima volta al largo delle acque della California, a una profondità di circa 700 metri. La sua struttura unica e particolarmente flessibile gli consente di catturare pesci di piccole dimensioni e meduse, avvolgendole come un guanto, senza metterne a repentaglio l’incolumità. Per farlo, gli scienziati hanno deciso di semplificare al massimo il design, riducendo il numero di parti in movimento. Ispirandosi proprio all'arte di modellare la carta tipica del Sol Levante, è stata brevettata una struttura flessibile composta da cinque braccia, azionate da un unico motore, che generano uno scheletro a 12 facce. Un vero e proprio guscio entro il quale l’animale catturato può essere trasportato in tutta sicurezza in superficie, per poter essere analizzato.

Dagli abissi alle stelle

Il progetto, però, non si ferma qui. In futuro, infatti, i ricercatori dell'Università dio Harvard sperano di riuscire a collegare al proprio robot una serie di sensori per ricreare una sorta di piccolo laboratorio sottomarino. Ciò consentirebbe agli studiosi di esaminare gli animali senza doverli trasferire dal proprio ambiente naturale. Addirittura, secondo quanto afferma Zhi Ern Teoh, il coordinatore della ricerca, il robot origami, un giorno, potrebbe anche essere utilizzato nello spazio, per esempio al fine di collegare i pannelli solari ai satelliti. Prima di puntare alle stelle, però, il robot dovrà continuare ad aiutare gli scienziati a studiare l'oceano profondo, l'ambiente più grande e meno esplorato sulla Terra.

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