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Mini-cervelli in provetta, arrivano i primi risultati

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2' di lettura

Realizzati dai ricercatori dell’Università della California a San Diego, in soli due mesi gli organoidi hanno generato onde cerebrali comparabili a quelle dei neonati prematuri 

Dai mini-cervelli in provetta messi a punto dai ricercatori dell’Università della California a San Diego arrivano i primi risultati positivi che lasciano ben sperare riguardo future e promettenti evoluzioni in ambito.
Gli organoidi, realizzati in vitro a partire da cellule staminali, in soli due mesi hanno generato onde cerebrali comparabili a quelle dei neonati prematuri. Ciò significa che i mini-cervelli dalle dimensioni un milione di volte inferiori rispetto al cervello umano sono stati in grado di realizzare dei circuiti neurali efficienti e funzionanti.
Si tratta di un risultato unico nel suo genere che darà sicuramente il via a una serie di altri studi atti a perfezionare il funzionamento dei mini-cervelli realizzati in vitro.

Risultato utile per chiarire le tappe dello sviluppo cerebrale

Il risultato, descritto sulla rivista specializzata Cell Stem Cell dai ricercatori che hanno sviluppato gli organoidi, sarà fondamentale per chiarire le tappe dello sviluppo cerebrale.
L’attività elettrica registrata dai mini-cervelli, tuttavia, è ancora distante dall’effettiva attività mentale del cervello umano e sicuramente non lascia spazio a una vera e propria coscienza. Si tratta però di un primo grande passo verso la creazione di mini-organoidi in provetta sempre più simili al cervello umano.
"Questo livello di attività neurale non si era mai visto in vitro prima d'ora", spiega il biologo Alysson Muotri.
"Abbiamo fatto un passo avanti verso la creazione di un modello che può davvero riprodurre le prime fasi di un sofisticato circuito neurale".

Prossime sfide

Le prime onde cerebrali non regolari e saltuarie emesse dai mini-cervelli sono state registrate durante il loro secondo mese. Nelle settimane successive l’attività elettrica degli organoidi ha cominciato a manifestarsi in differenti frequenze e ad essere sempre più naturale e regolare, tanto da essere identificata da una tecnologia utilizzata in campo medico per captare l’attività dei cervelli dei bimbi prematuri.
La prossima sfida sarà quella di ottimizzare il loro funzionamento, rendendoli utili per future ricerche che avranno come obiettivo lo studio di quelle patologie legate al malfunzionamento dei circuiti neurali, quali l’epilessia, l’autismo e la schizofrenia.  

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