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Nasa, le galassie dell’universo primordiale più luminose del previsto

I Titoli delle 8 del 13/5

2' di lettura

Le osservazioni, realizzate dal telescopio Spitzer, saranno preziose per comprendere meglio l’epoca della reionizzazione, che ha trasformato l’universo da massa oscura a distesa luminosa

Dopo lunghi periodi di osservazione, il telescopio spaziale Spitzer della Nasa avrebbe scoperto che alcune delle prime galassie formatesi nella storia dell’universo erano più luminose del previsto. La rivelazione ha sorpreso i ricercatori, che hanno pubblicato i risultati tratti dai dati raccolti sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, in grado di offrire importanti spunti per comprendere meglio la cosiddetta reionizzazione, uno dei maggiori eventi cosmici che ha trasformato l’universo in ciò che è oggi.

Universo trasformato dalla reionizzazione

Il telescopio Spitzer si è concentrato su due regioni dell’universo, osservandole per 200 ore ciascuna, raccogliendo in questo modo la luce che aveva viaggiato per oltre 13 miliardi di anni. Questo attento studio ha permesso di individuare ben 135 galassie, molto differenti da quelle più vicine a noi, nate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang: a stupire in modo particolare i ricercatori è stato il fatto che, considerando alcune specifiche lunghezze d’onda della luce infrarossa, questi sistemi di stelle apparivano molto più luminosi rispetto a quanto ci si aspettasse. L’osservazione di tali galassie è fondamentale in relazione a uno degli eventi che ha cambiato radicalmente l’aspetto dell’universo che, come spiega la Nasa, subito dopo il Big Bang appariva come una massa scura e piena di idrogeno neutro. Tuttavia, durante l’epoca della reionizzazione le nubi di gas formarono gradualmente le prime stelle e galassie, portando alla composizione del firmamento luminoso che conosciamo oggi.

Nelle prime galassie stelle giovani e luminose

Michael Werner, project scientist del telescopio spaziale che ha realizzato le osservazioni per la Nasa, spiega che il team non si aspettava che Spitzer “con uno specchio non più grande di un Hula-Hoop, potesse vedere queste galassie”. La particolare luminosità rilevata da Spitzer mostra che queste antiche galassie erano dominate da stelle giovani e massive che, al contrario di quelle odierne, erano composte in maggior misura da idrogeno ed elio, con una quantità trascurabile di carbonio, azoto e ossigeno, che sono elementi pesanti. Questi dati saranno estremamente preziosi ai ricercatori, rappresentando l’ennesimo tassello utile a ricostruire la graduale evoluzione dell’universo. Inoltre, con uno specchio 7,5 volte maggiore rispetto a quello di Spitzer, il telescopio spaziale James Webb, che sarà lanciato nel 2021, potrà studiare queste galassie nei dettagli, contribuendo a risolvere il “mistero cosmico della reionizzazione” spiegando il perché di condizioni fisiche così differenti rispetto alle tipiche galassie di oggi. 

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