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Cerere, il pianeta tra Marte e Giove potrebbe essere ancora attivo

Pianeti (Getty Images)
1' di lettura

Ne sono un indizio i crateri ricchi di acqua ghiacciata che lo caratterizzano e i depositi di sali brillanti, svelati dalle osservazioni raccolte dallo spettrometro italiano Vir 

Il pianeta nano Cerere potrebbe essere ancora attivo. Ne sono un indizio i crateri ricchi di acqua ghiacciata che lo caratterizzano e i depositi di sali brillanti sulla sua superficie. A sostenerlo è ‘la composizione di Cerere’, un volume della rivista Icarus incentrato sulla scoperta dei misteri che attanagliano l’unico asteroide del Sistema solare a essere considerato un pianeta nano dall’Unione Astronomica Internazionale.
L’ipotesi della presunta attività di Cerere è stata descritta da Francesca Zambon, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’astronomo Thomas B. McCord, del Bear Fight Insititute a Winthrop, negli Stati Uniti.

‘La composizione di Cerere’ svelata dalle osservazioni di Vir

Il volume ‘la composizione di Cerere’ comprende le informazioni emerse dalle osservazioni raccolte dallo spettrometro italiano Vir (Visible and infrared mapping spectrometer), finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e sviluppato da Leonardo per la sonda Nasa Dawn, il rover che prima di concludere il suo operato il giorno 2 novembre 2018, ha permesso di analizzare la superficie di Cerere e quella dell’asteroide Vesta. La sonda, uscita di scena dopo ben 11 anni dal giorno del suo lancio, avvenuto il 27 settembre 2007, ha raccolto oltre 11 milioni di immagini e più di 90 gigabyte di dati.

Cerere potrebbe essere ancora attivo

Grazie agli scatti di Vir, gli esperti sono riusciti a indagare nel dettaglio la mineralogia di Cerere, riuscendo a scovare la presenza di crateri ricchi di acqua ghiacciata sulla superficie del pianeta nano.
“I risultati presentati nei 17 articoli del volume indicano che su Cerere l’acqua ha avuto un ruolo determinante nella sua evoluzione superficiale e interna”, spiega la ricercatrice Zambon. “Inoltre, le differenze riscontrate tra le diverse zone lasciano pensare che il pianeta non sia del tutto uniforme e che ci sia del materiale proveniente dagli strati più profondi che risale verso la superficie”. Stando al parere dell’esperta, l’attività interna del pianeta nano “potrebbe ancora oggi non essere del tutto cessata”.  

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