Cosmo, le onde gravitazionali consentiranno di misurarne l’espansione

Immagine di archivio (Getty Images)
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Secondo uno studio, i dati raccolti nei prossimi anni permetteranno di calcolare la velocità a cui l’universo si espande 

Le onde gravitazionali rappresentano una delle più importanti scoperte scientifiche degli ultimi anni. La loro esistenza fu ipotizzata per la prima volta da Einstein più di cento anni fa. Sono state rilevate per la prima volta l’11 febbraio 2016 da Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), un osservatorio statunitense fondato nel 1992.
Un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature, sostiene che entro cinque o al massimo dieci anni, le onde gravitazionali consentiranno una misurazione particolarmente accurata della velocità a cui l’universo si espande. La ricerca è stata condotta dai ricercatori dell’Università di Chicago Hsin-Yu Chen, Maya Fishbach e Daniel E. Holz.

Universo misurabile con la costante di Hubble

I tre scienziati hanno ideato un metodo che in futuro permetterà di basarsi sulle onde gravitazionali per misurare la velocità di espansione dell’universo. "Nel giro di 5 o 10 anni sarà possibile avere una misura più precisa della cosiddetta costante di Hubble", osservano i ricercatori. La costante di Hubble consente di misurare la rapidità con cui le galassie si allontanano l’una dall’altra. Deve il suo nome all’astronomo americano Edwin Hubble, che nel 1929, durante lo studio di alcune galassie esterne alla Via Lattea, intuì che il cosmo è in continua espansione. "La costante di Hubble ci dà informazioni sulle dimensioni e sull'età dell'universo", spiega Holz.

Le onde gravitazionali

A febbraio 2019, l’osservatorio statunitense Ligo e l’interferometro europeo Virgo torneranno a raccogliere dati relativi alle onde gravitazionali.
"Ci aspettiamo di catturarne di più”, dichiara Paolo D'Avanzo, dell'Osservatorio di Brera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). “Maggiore sarà il numero di segnali ascoltati, più precisa potrà essere la misura dell'espansione dell'universo".
"Con un numero sufficientemente elevato di segnali potremmo arrivare a una precisione dell'ordine dell'1-2%”, prosegue l’esperto. “Ancora una volta lo studio delle onde gravitazionali si rivela uno strumento promettente per far luce sulle domande fondamentali dell'astrofisica. Le misure della costante di Hubble ottenute con nuove sorgenti di onde gravitazionali potranno fornire agli astrofisici nuovi preziosi dati per investigare la natura dell'energia oscura, una sorta di forza di gravità che agirebbe al contrario accelerando l'espansione dell'universo, consentendo così di ottenere informazioni preziose sul destino finale del cosmo". 

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