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50 anni dallo sbarco sulla Luna: bufale e teorie

6' di lettura

C'è chi ancora non crede all'allunaggio, nonostante le testimonianze e le prove inconfutabili. Dalla bandiera stropicciata alle stelle mancanti nel cielo, dalle inquadrature strane ai crateri mancanti, ecco quali sono le argomentazioni degli scettici 

A cinquant'anni dallo sbarco sulla luna di un essere umano, nonostante tutte le prove dirette e indirette raccolte e pubblicate dalla Nasa e da altre autorevoli fonti, non mancano coloro che guardano con diffidenza al grande evento storico. E non sarebbero nemmeno così pochi, se teniamo per buoni i sondaggi in materia, in base a cui uno statunitense su dieci dubita seriamente che sulla luna un uomo ci abbia mai davvero messo piede e solo sei su dieci sono convinti della versione ufficiale. Le immagini, statiche e in movimento, che sono state diffuse per testimoniare l'impresa sarebbero dei falsi storici, riprese in studio di posa. L'allunaggio sarebbe stato impossibile considerando i limiti tecnologici degli anni tra il '69 e il '72, anno della sesta e ultima missione dell'equipaggio. Vediamo nel dettaglio quali sono le controprove dei complottisti per confutare l'avvenuto sbarco.

E le stelle?

Le argomentazioni contro lo sbarco sulla luna vertono principalmente sulle immagini pubblicate dalla Nasa. Nelle foto ci sarebbero degli 'errori' che dimostrerebbero la loro falsità. Ad esempio nel cielo lunare fotografato da Armstrong e da Aldrin non ci sono stelle. Il che è vero ma è spiegato dalla necessità di usare un tempo di esposizione molto rapido per evitare sovraesposizioni causate dal forte riflesso della luce del Sole sulla superficie lunare. Si fossero viste le stelle, astronauti e luna sarebbero risultati troppo luminosi e indistinguibili.

La bandiera stropicciata

La bandiera Usa poi, secondo gli scettici, è stropicciata, sembra muoversi come se sventolasse il che è impossibile in assenza di vento come sulla Luna. La bandiera è, sì, stropicciata ma perché è stata conservata arrotolata durante il viaggio e mossa durante il fissaggio dall'equipaggio dell'Apollo 11. Quando la bandiera a stelle e strisce viene fissata, un lembo oscilla leggermente prima di fermarsi. E così è rimasta, sostanzialmente immobile. 

Segni mancanti

Un altro grande errore secondo i complottisti è che nelle fotografie del modulo che è allunato non ci sono quei segni che ci si aspetterebbe. Non ci sono crateri di sorta formati a causa dei motori che avrebbero dovuto rallentare la discesa sulla superficie. Troppo pulita la scena, segno evidente – secondo i miscredenti – di una ricostruzione in studio. Il motivo dell'assenza di cratere sotto il modulo lunare è il fatto che negli ultimi metri di discesa non sono stati utilizzati i motori del modulo lunare (il carburante tra l'altro era misurato). A questo si aggiunge la bassa gravità della Luna, che rende minimo lo sforzo per contrastare la caduta libera.  Il tutto è facilmente comprensibile leggendo il diario di bordo della missione.

Foto troppo belle

Due contestazioni riguardano poi la qualità delle foto e l'identificazione del fotografo. Le fotografie in generale sono considerate troppo belle e tecnicamente perfette per essere state scattate in condizioni così critiche. Effettivamente quelle rese pubbliche dalla Nasa negli anni successivi le missioni dell'Apollo sono splendide, ben esposte e con inquadrature degne di fotografi professionisti più che di astronauti. Non c'è molto da stupirsi per la qualità dell'immagine, se solo si leggono le specifiche dell'equipaggiamento degli astronauti: le ottiche delle fotocamere Hasselblad erano di produzione Carl Zeiss e, in fatto di fotografie, il genere umano benché analogico – non era assolutamente primitivo. Non ci sarebbe da stupirsi nemmeno della perfezione delle inquadrature, dato che le foto pubblicate furono in prima battuta solo quelle venute bene. Ma sono una frazione delle fotografie scattate sulla Luna, tutte oggi disponibili presso gli archivi Nasa, la maggior parte delle quali è venuta decisamente male.

Inquadrature strane

Qualcuno ha poi obiettato che le immagini dell'allunaggio con riprese dall'esterno devono essere state girate da una troupe cinematografica, o comunque da un osservatore esterno al modulo. Invece, semplicemente, c'erano delle telecamere fissate all'esterno del modulo lunare, proprio per testimoniare il momento del piccolo passo per un uomo, enorme progresso per l'umanità. Altre obiezioni sono state avanzate su alcune foto in cui un astronauta è riflesso nel casco dell'altro e nessuno dei due ha una macchina fotografica in mano. Non c'è mai stata una macchina fotografica da tenere in mano sulla Luna. I dispositivi erano incastonati nella tuta spaziale, all'altezza del petto. 

Le fasce di Van Allen

Intorno alla Terra, nella magnetosfera, ci sono delle zone in cui c'è un'alta concentrazione di elettroni e ioni positivi: sono le cosiddette fasce di Van Allen. Chi non crede all'uomo sulla luna è convinto che queste fasce siano insuperabili per l'uomo, soprattutto con la tecnologia disponibile all'epoca della missione Apollo 11. In realtà non è così. Le fasce sono state superate in scioltezza in tutte le missioni lunari. Durante l'attraversamento delle radiazioni una protezione di alluminio è stata sufficiente a permettere agli equipaggi di non riportare alcuna conseguenza significativa. Non che le condizioni delle fasce di Van Allen siano auspicabili per l'organismo umano, ma l'attraversamento della parte più pericolosa è avvenuto in pochi minuti, quindi la ridotta esposizione al particolare magnetismo non ha comportato danni. Inoltre, le fasce sono state oggetto di studio approfondito da parte della Nasa con missioni recenti: due sonde sono in orbita da qualche anno per studiarle e i risultati del monitoraggio hanno ridimensionato notevolmente le credenze in merito alla pericolosità di queste zone tra Terra e Luna. Migliore testimonianza è la longevità del primo equipaggio, Armstrong ha vissuto fino a 82 anni, Aldrin e Collins (che rimase in orbita lunare senza scendere al suolo) sono oggi due novantenni.

Computer inefficienti

Come è stato possibile pianificare ed eseguire il viaggio sulla Luna senza la capacità di calcolo dei computer attuali? Questa la principale argomentazione del filone 'il genere umano non aveva sufficienti strumentazione tecnologica per la missione'. In effetti la potenza del computer che assistette la missione dell'Apollo 11 era ridicola se paragonata a quella odierna. Molti dei calcoli furono infatti eseguiti dal personale coinvolto, ingegneri a terra ed equipaggio. Oltre alla potenza, anche l'affidabilità di quel primitivissimo elaboratore elettronico era scarsa. Infatti si inceppò un paio di volte ma fortunatamente riuscirono a farlo tornare in funzione. Per avere un'idea di come stavano le cose, nel recente film di Theodore Melfi, Il Diritto di Contare, la ricostruzione dell'arsenale informatico e soprattutto di quello umano costituito da ingegneri e matematici è eseguita con fedele attinenza alla realtà. 

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