I pulcini di pochi giorni mostrano di associare spontaneamente suoni come "bouba" e "kiki" a forme tonde o appuntite, proprio come gli esseri umani. Lo rivela uno studio dell'Università di Padova pubblicato su Science, che indica l’esistenza di meccanismi percettivi condivisi tra specie diverse. La ricerca suggerisce che tali associazioni non richiedano un cervello predisposto al linguaggio e potrebbero aver contribuito all'evoluzione del linguaggio umano
Anche i pulcini, proprio come gli esseri umani, tendono ad associare spontaneamente certi suoni - come le parole inventate "bouba" e "kiki" - a forme astratte più tondeggianti o più appuntite. A rivelarlo è uno studio dell'Università di Padova, pubblicato su Science, condotto su pulcini di appena tre giorni. I risultati mostrano che questo meccanismo percettivo, spesso considerato innato nell'uomo, potrebbe essere condiviso da molte altre specie animali.
"Non serve un cervello predisposto al linguaggio"
"I nostri risultati ci hanno permesso di dimostrare che non è necessario avere un cervello predisposto al linguaggio umano perché si creino delle associazioni tra suoni e forme", affermano i ricercatori guidati da Maria Loconsole. "La ricerca evidenzia come esistano dei meccanismi percettivi semplici e basilari che sono condivisi tra diverse specie animali. Questo lavoro - aggiungono - rappresenta un'importante punto di partenza per capire come una predisposizione comune possa aver svolto un ruolo particolare nel supportare l'emergere del linguaggio nella nostra specie".
Dalle prime osservazioni del 1929 ai dubbi sull'innatismo
Il cosiddetto "effetto bouba-kiki" fu osservato per la prima volta negli adulti nel 1929. Studi successivi su bambini molto piccoli hanno suggerito che potesse trattarsi di una predisposizione innata, ma restava difficile escludere che tali associazioni venissero apprese rapidamente dopo la nascita. Per chiarire questo aspetto, il team padovano ha scelto di testare il fenomeno in pulcini nei primissimi giorni dopo la schiusa. Ogni pulcino è stato sottoposto a 24 prove presentate in ordine casuale. Mentre un altoparlante riproduceva "bouba" o "kiki", gli animali dovevano scegliere tra un pannello dalla forma spigolosa e uno più tondeggiante: il suono "kiki" li spingeva verso il primo, mentre "bouba" li orientava verso il secondo.