Nebulosa della Carena: nuovi dettagli da scatto in alta definizione

Scienze
International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA, NASA, D. Stover/ESO/S. Brunier/Digitized Sky Survey 2

L’immagine, scattata da un team di ricercatori guidato da Patrick Hartigan della Rice University, mostra una lunga serie di creste parallele che potrebbero essere state prodotte da un campo magnetico e alcuni frammenti che sembrano per essere spazzati via dal vento stellare

Il telescopio Gemini South dell’osservatorio della National Science Foundation ha immortalato l’area occidentale della Nebulosa della Carena, una regione di formazione stellare situata a oltre 7mila anni luce di distanza dalla Terra, catturando dettagli mai ottenuti finora. L’immagine, scattata da un team di ricercatori guidato da Patrick Hartigan della Rice University, mostra una lunga serie di creste parallele che potrebbero essere state prodotte da un campo magnetico e alcuni frammenti che sembrano per essere spazzati via dal vento stellare. Dallo scatto sono anche visibili tracce di materiale che potrebbe essere stato espulso da una stella neonata.

L’immagine nel dettaglio 

 

I risultati dello studio, descritto nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata The Astrophysical Journal Letters, aprono la strada a nuove ricerche in queste regioni, fondamentali per scoprire nuovi dettagli sulle formazione delle stelle e sul modo in cui influenzano l’ambiente che le circonda. 

L’immagine ad alta definizione è stata ottenuta grazie all’utilizzo di una particolare tecnica, l’ottica adattiva, che  comprende un insieme di tecnologie che permettono di compensare gli effetti della turbolenza atmosferica. Grazie alla Gemini South Adaptive Optics Imager, i ricercatori della Rice University hanno migliorato di ben dieci volte la nitidezza dell’immagine, riuscendo a catturare dettagli precedentemente “nascosti” dal muro di polvere e gas che avvolge comunemente le regioni in cui nascono le stelle.  

 

Le potenzialità dell’ottica adattiva

 

“È possibile che il Sole si sia formato in un ambiente simile e in questo caso le radiazioni e i venti provenienti da qualsiasi stella massiccia vicina avrebbero influenzato le masse e le atmosfere dei pianeti esterni del Sistema Solare”, ha commentato Patrick Hartigan della Rice University. Secondo gli autori dello studio, grazie all’ottica adattiva sarà possibile fare luce su molti altri processi di formazione stellare e planetaria. “In futuro, grazie ai telescopi di ultima generazione come il James Webb Telescope, saremo in grado di osservare con maggiore precisione i dettagli di queste suggestive strutture nel cielo”, precisano i ricercatori.

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