Oceano, i pesci nuotano migliaia di km per trovare acque più fredde

Scienze

Un nuovo studio rivela che per sfuggire alle ondate di calore marine, le specie che vivono negli oceani coprono distanze enormi, con effetti paragonabili ai cambiamenti climatici

Quando un'ondata di calore intenso attraversa una porzione di oceano, è possibile che gli animali marini possano nuotare anche diverse migliaia di chilometri per trovare acque più fresche. Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista Nature che ha l’obiettivo di espandere la comprensione delle ondate di calore marine (Marine heatwaves) e il potenziale impatto sulle specie. Gli spostamenti coinvolgono diversi tipi di animali - dalle tartarughe ai pesci fino alle balene – e per gli scienziati sono di una portata paragonabile a quelle associate ai cambiamenti climatici a lungo termine.

Gli effetti sull’ecosistema

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Per ondate di calore marine si intendono determinate zone di oceano in cui l’acqua è insolitamente calda per almeno cinque giorni consecutivi. I cambiamenti climatici, si legge nella ricerca, hanno amplificato l'intensità di alcune delle più famose verificatesi negli ultimi anni, come il Pacific Ocean Blob dal 2015 al 2016 e le acque roventi nel Mare di Tasman nel 2017. "Sappiamo che hanno molti effetti sull'ecosistema”, afferma Michael Jacox, oceanografo fisico della National Oceanographic and Atmospheric Administration di Monterey (California), tra i firmatari dell’articolo. Tra questi sono citati la decolorazione dei coralli e la devastazione delle foreste di alghe. “Gli studi del loro impatto su animali in movimento come i pesci sono solo all'inizio - aggiunge però Jacox –. Per gestire correttamente queste specie dobbiamo capire dove sono: ne abbiamo viste alcune apparire molto più a nord di dove dovrebbero essere”.

Le fasi dello studio

Per vedere fino a che punto gli animali marini si sarebbero spinti per sfuggire al calore, Jacox e i suoi colleghi hanno confrontato le temperature dell'oceano in tutto il mondo. Per prima cosa hanno esaminato le temperature della loro superficie dal 1982 al 2019 rilevate da satelliti, boe e misure di bordo. Poi, per lo stesso periodo, hanno identificato le ondate di calore marine che si sono verificate in quelle acque, rilevando i valori più alti per ogni regione. Incrociando questi dati è stato possibile capire la dimensione dello “spostamento termico”, ovvero la distanza che per i pesci e gli altri animali è necessario coprire per raggiungere le acque più fredde quando si verifica questo fenomeno.

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