Stromboli, studio dell’Ingv fa luce sull’eruzione del 3 luglio 2019

Scienze

Grazie a un algoritmo, gli esperti hanno individuato dei parametri che in futuro potranno aiutare a evidenziare le fasi di attività sismica anomala che possono precedere di diverse settimane l’attività parossistica

A quasi un anno di distanza dall’eruzione dello Stromboli del 3 luglio 2019, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’Observatorio Geofísico Central dell’Instituto Geográfico Nacional (Ign) hanno pubblicato sulla rivista Scientific Reports un’analisi dell’evento. Il loro studio si è basato sui dati sismici e i segnali registrati da un dilatometro da pozzo installato sull’isola delle Eolie. I risultati ottenuti indicano che si sono verificate delle variazioni del sistema vulcanico a partire da circa un mese prima dell’eruzione.

Lo svolgimento della ricerca

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Nel corso dello studio, i ricercatori hanno applicato un algoritmo per il riconoscimento di transienti nelle serie temporali, evidenziando così una variazione del segnale 10 minuti prima del parossismo del 3 luglio e 7,5 minuti prima del parossismo del 28 agosto 2019. “Il condotto del vulcano Stromboli è occupato nella parte più superficiale da magma povero in gas e ricco in cristalli, nella parte più profonda, invece, da magma ricco in gas ma povero in cristalli. Durante le normali esplosioni stromboliane viene espulso il magma superficiale, di colore nero, mentre il magma più profondo riempie il condotto in risalita”, spiega Giovanni Macedonio, fisico dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e coautore della ricerca. 

 

Verso un nuovo sistema di allerta precoce

 

“Il magma ricco in gas e povero in cristalli viene emesso durante i parossismi. Questo è il motivo per cui è generalmente riconosciuto che le esplosioni parossistiche sono innescate dalla rapida risalita di questo magma da una zona situata a 5-10 km di profondità. La sua rapida ascesa provoca inflazione e oscillazione del condotto superiore”, aggiunge Sonia Calvari, vulcanologa dell’Osservatorio Etneo dell’Ingv e coautrice dello studio. “I nuovi parametri, calcolati dai dati sismici registrati dalle nostre reti di monitoraggio, potranno, in futuro, aiutare a evidenziare fasi di attività sismica anomala che possono precedere di settimane l’attività parossistica. Inoltre, l’algoritmo applicato per l’analisi dei dati dilatometrici può contribuire a realizzare un sistema di allerta precoce in grado di dare un preavviso nel breve termine prima di un'esplosione parossistica”, conclude Flora Giudicepietro, prima autrice dello studio e vulcanologa dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv.

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