Nel Cretaceo superiore i giorni duravano mezz’ora in meno rispetto a oggi

Scienze

A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio condotto dagli esperti delle Università di Bruxelles e Ghent, che hanno studiato un reperto fossile della conchiglia di un mollusco della famiglia delle rudiste, il Torreites Sanchezi, conservato nel museo di Maastricht

Nel Cretaceo superiore, precisamente nell’epoca Campaniana, tra 83.6 e 72.1 milioni di anni fa, i giorni duravano circa mezz’ora in meno rispetto a oggi: esattamente 23 ore e 31 minuti.
A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio, condotto da un team di scienziati delle Università di Bruxelles e Ghent, che ha dimostrato che in passato, per effetto della maggior velocità di rotazione della Terra attorno al proprio asse, la Luna era più vicina alla Terra di circa mille chilometri.
Per giungere a queste conclusioni gli esperti hanno analizzato un reperto fossile della conchiglia di un mollusco bivalve della famiglia delle rudiste, il Torreites Sanchezi, conservato al museo di storia naturale di Maastricht, che un tempo popolava le aride montagne dell’Oman.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata Paleoceanography and Paleoclimatology, i ricercatori coordinati da Niels De Winter hanno studiato nel dettaglio le variazioni nella composizione chimica delle strie di accrescimento delle conchiglie, grazie a una nuova tecnica di analisi spettroscopica di massa basato sul prelevamento di campioni fossili del diametro di 10 micron, scientificamente denominata ablazione laser-plasma accoppiato induttivamente-spettrometria di massa.
“Abbiamo circa 4 o 5 misurazioni diverse per ciascun giorno, qualcosa che non si riesce quasi mai a ottenere in geologia storica. Praticamente, possiamo guardare a un giorno di 70 milioni di anni fa. È piuttosto sorprendente”, ha spiegato Niels De Winter, coordinatore dello studio.

I risultati della ricerca

È così emerso che il numero complessivo di anelli depositati dalla T. Sanchezi in un anno è pari a 372, e che ogni anello è diviso in lamelle chiaro-scure che suggeriscono una crescita differente nel giorno e nella notte.
“Questo bivalve mostra una dipendenza molto pronunciata dal ciclo diurno, suggerendo che esso fosse un organismo fotosimbionte”, ha spiegato l’esperto.
Dall’epoca Campaniana ad ora, l’allungarsi della durata dei giorni ha portato alla diminuzione del numero totale di giorni in un anno. Sono rimasti invece invariati nel corso della storia i cicli mareali di 14 e 28 giorni del sistema Terra-Luna e l’anno solare.  

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