Nell’atmosfera di Giove c’è più acqua del previsto: la sonda Galileo si sbagliava

Scienze

Secondo i dati raccolti nel 1995 dalla sonda della Nasa Galileo, Giove avrebbe dovuto essere molto secco nella sua atmosfera. Tuttavia, le nuove indagini di Juno portano a risultati totalmente diversi, che gli scienziati cercano ora di interpretare 

I primi risultati scientifici della missione Juno della Nasa ribaltano le conclusioni ottenute oltre 20 anni fa dalla sonda Galileo sulla presenza di acqua nell’atmosfera di Giove. Stando ai nuovi risultati pubblicati su Nature Astronomy, infatti, all’equatore del gigante gassoso l’acqua costituirebbe lo 0,25% delle molecole presenti nell’atmosfera gioviana. Juno effettua misurazioni ormai dal 2016 affidandosi a un radiometro a microonde: sono stati stati i primi otto passaggi su Giove a produrre i dati che, una volta analizzati dai ricercatori, hanno portato alla recente scoperta. Gli autori sottolineano però la necessità di altre misurazioni, perché l’acqua trovata nelle regioni equatoriali potrebbe non essere la stessa rilevata in altre zone del pianeta.

Giove ha acqua nell’atmosfera: i nuovi risultati di Juno

Gli scienziati attendono con ansia i dati dei successivi flyby di Juno su Giove, per risolvere un’enigma che dura da decenni e che potrebbe aver raggiunto un’importante svolta. Nel 1995 i dati ottenuti dalla sonda della Nasa Galileo, relativi alla meteorologia gioviana fino a una profondità di circa 120 chilometri, suggerirono sorprendentemente che Giove potrebbe essere estremamente secco rispetto al Sole, considerando la presenza delle componenti alla base dell’acqua, ovvero idrogeno e ossigeno, e non della sostanza liquida. Le informazioni provenienti da Juno, però, ribaltano questa prospettiva, visto che all’equatore di Giove l’acqua comporrebbe lo 0,25% delle molecole atmosferiche. La differenza tra le due misurazioni potrebbe dipendere da una miscelazione anormale nell’atmosfera, che avrebbe impedito a Galileo di rilevare l’acqua.

Le differenze tra Galileo e Juno

Secondo Scott Bolton, principale investigator della missione Juno al Southwest Research Institute di San Antonio, “il fatto che l’atmosfera non sia ben miscelata nemmeno sotto le nubi è un enigma che stiamo ancora cercando di capire. Nessuno avrebbe immaginato che l’acqua potesse essere così variabile in tutto il pianeta”. Grazie al radiometro di cui è dotato, Juno è riuscito a raccogliere dati a profondità molto maggiori rispetto a quelle sondate da Galileo; inoltre, i ricercatori si sono concentrati sui dati dell’area equatoriale poiché l’atmosfera sembrerebbe meglio miscelata rispetto ad altre regioni. Questi aspetti potrebbero dunque aver costituito la differenza chiave tra le misurazioni di Juno e Galileo, anche se, “poiché la regione equatoriale è una regione particolare e davvero unica, dobbiamo confrontare questi risultati con l’acqua che troveremo in altre regioni”, come spiegato da Chang Li, altro scienziato dell’Università della California a Berkeley che partecipa alla missione. Juno sta gradualmente spostando la propria orbita verso nord, un movimento che darà modo ai ricercatori di capire come l’acqua nell’atmosfera di Giove possa variare a seconda della latitudine e delle regioni.

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