Marte, Curiosity ha rilevato grandi quantità di metano sul pianeta

Scienze

Tramite il Tunable Spectrometer (Tls), il rover della Nasa ha misurato all’interno del cratere Gale una concentrazione del gas pari a 21 parti per miliardo 

Tramite il Tunable Spectrometer (Tls), il rover Curiosity della Nasa ha misurato all’interno del cratere Gale la più alta concentrazione di metano mai rilevata su Marte: 21 parti per miliardo. Una quantità nettamente superiore alle 7 ppb (parts per billion) individuate durante le analisi dell’aria effettuate nel 2013 utilizzando lo strumento SAM (Sample Analysis at Mars) e doppia rispetto a quella rilevata nel 2005 dal Planetary Fourier Spectrometer presente a bordo della sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

La presenza di metano sul Pianeta rosso

Enrico Flamini, professore di Esplorazione del Sistema Solare presso l’Università ‘Gabriele D’Annunzio’ di Pescara ed ex coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), spiega che il nuovo dato conferma la presenza del metano nell’atmosfera di Marte in quantità più significative rispetto a quelle individuate in passato. "È vero che se si parla di metano si pensa alla vita, ma le cose non sono affatto così automatiche: quello che vediamo è il prodotto finale di un processo che può essere di tipo biologico oppure geologico. Sicuramente per collegarlo alla vita serviranno altre misure", prosegue l’esperto. Per comprendere l’effettiva origine del gas sarà necessario cercare eventuali forme di vita sul pianeta: è proprio questo l’obiettivo della missione ExoMars 2020, organizzata dall’Esa e dall’agenzia spaziale russa Roscosmos. Tramite la trivella costruita dal gruppo Leonardo, il rover Rosalind Franklin potrà scavare fino a due metri di profondità e verificare la presenza di possibili tracce di vita passata. "Se la missione dovesse trovare tracce di batteri, potrebbero essere questi la fonte del metano", conclude Flamini.

Un cratere d’impatto blu e nero sulla superficie di Marte

La presenza di un cratere d’impatto caratterizzato dai colori nero e blu sulla superficie di Marte è stata resa nota dalle fotografie realizzate dalla sonda della Nasa Mro (Mars Reconnaissance Orbiter), in Orbita attorno al Pianeta Rosso dal 2006. La collisione che ha dato origine alla depressione si è probabilmente verificata negli ultimi 3 anni, tra settembre 2016 e febbraio 2019. Secondo gli esperti, i suoi colori tipici potrebbero dipendere dalla probabile presenza di rocce basaltiche, di origine vulcanica, sotto la superficie del pianeta. 

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