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Leonardo “Genio iperattivo”: l’ipotesi di un ricercatore italiano

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3' di lettura

Secondo Marco Catani, del King's College di Londra, i resoconti biografici del tempo e i numerosi lavori incompiuti dimostrano che l’artista toscano possedeva i tratti tipici di una persona con disturbo da deficit di attenzione e iperattività 

A 500 anni dalla sua morte, Leonardo da Vinci non smette di far discutere di sé e nuove ipotesi riguardanti il suo genio e la sua personalità continuano a essere avanzate. L’ultima in ordine di tempo è quella firmata dal neuropsichiatra Marco Catani, del King's College di Londra, secondo il quale dietro all’incredibile creatività dell’inventore e artista rinascimentale si celerebbe un preciso disturbo comportamentale: la sindrome da iperattività e deficit di attenzione (Adhd). Pubblicata sulla rivista Brain, la ricerca dello scienziato italiano ha preso in esame gli indizi sparsi in diversi documenti storici scritti da biografi e contemporanei di Leonardo, grazie ai quali ha potuto delineare il quadro clinico del Genio toscano.

Adhd spiega difficoltà nel concludere lavori

L’Adorazione dei Magi, il trattato di anatomia e la macchina per il volo sono solo alcuni dei lavori mai conclusi da Leonardo e che hanno portato Catani a formulare la sua tesi, supportata anche da diversi altri elementi individuati nelle fonti da lui analizzate. I resoconti biografici del tempo, infatti, descrivono l’artista come una persona dalla curiosità vorace ma dalla mente vagabonda, propenso alla distrazione e spesso inconcludente, abituato a usare la mano sinistra e con possibili disturbi del linguaggio, irrequieto e incline alla continua procrastinazione. Segni, spiega Catani, tipici dell’Adhd: "Sebbene sia impossibile fare una diagnosi post-mortem su una persona vissuta 500 anni fa, sono convinto che l'Adhd rappresenti l'ipotesi più convincente e scientificamente plausibile per spiegare la difficoltà di Leonardo nel portare a termine i propri lavori”, afferma lo studioso. “I documenti storici - aggiunge - indicano che impiegava fin troppo tempo per pianificare i suoi progetti ma mancava di perseveranza. L'Adhd potrebbe spiegare vari aspetti del suo temperamento e del suo genio stranamente incostante”.

Un’altra eredità lasciata da Leonardo

I documenti storici mostrano, inoltre, che Leonardo era un uomo in continuo movimento, pronto a saltare da un progetto all’altro in qualsiasi momento. Egli era anche insonne e poteva lavorare ininterrottamente giorno e notte, intervallando solo brevi pisolini. Il suo essere prevalentemente mancino e probabilmente dislessico completano il profilo di un paziente affetto da iperattività e deficit di attenzione. Non solo i suoi capolavori, dunque, il Genio toscano potrebbe averci lasciato anche un’altra eredità: "Spero che il caso di Leonardo dimostri come l'Adhd non sia legato a un basso quoziente intellettivo o a mancanza di creatività - continua Catani - ma piuttosto alla difficoltà di capitalizzare il proprio talento naturale. Mi auguro - conclude - che l'eredità di Leonardo ci aiuti a cambiare lo stigma che circonda l’Adhd”.

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