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Bombe della Seconda guerra mondiale arrivate fino alla ionosfera

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Secondo una nuova ricerca le onde d’urto causate dagli ordigni usati nel conflitto hanno lasciato tracce nello strato più esterno dell’atmosfera 

La Seconda guerra mondiale non ha causato terribili danni solo sulla Terra, ma anche nello spazio. I numerosi bombardamenti tra il 1939 e il 1945 hanno lasciato tracce anche negli strati più esterni dell’atmosfera terrestre. Emerge da uno studio compiuto dai ricercatori dell’Università di Reading, nel Regno Unito. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Annales Geophysicae. La ricerca potrebbe anche aiutare a capire meglio quale sia l’effettiva influenza di fenomeni naturali come lampi, eruzioni vulcaniche e terremoti.

Energia pari a 300 lampi

Secondo i ricercatori, l’enorme potenza delle bombe utilizzate durante il conflitto ha permesso alle onde d’urto di arrivare a oltre mille chilometri di altezza, indebolendo la ionosfera, lo strato più esterno dell’atmosfera. “Finora non si era mai riusciti a capire fino in fondo quale fosse stato l’impatto degli ordigni usati durante il conflitto mondiale sugli strati più alti dell’atmosfera”, spiega Chris Scott, uno degli autori principali della ricerca. “Ora si è scoperto che ogni raid ha rilasciato l’energia equivalente a 300 lampi”, aggiunge.
Per eseguire le misurazioni, i ricercatori hanno analizzato le registrazioni giornaliere compiute dal Centro di ricerca per le onde radio di Slough, in Gran Bretagna, tra il 1943 e il 1945. Sono stati esaminati i cambiamenti riscontrati nella ionosfera durante 152 bombardamenti effettuati dagli Alleati sul continente europeo. Gli studiosi hanno notato che la concentrazione di elettroni calava in modo drastico quando gli ordigni esplodevano vicino alla terraferma. Ciò era dovuto probabilmente al riscaldamento dell’aria.

La potenza delle onde d’urto

I piloti che compivano i raid aerei in molti casi segnalavano danni ai loro velivoli, nonostante si fossero mantenuti al di sopra dell’altitudine raccomandata”, sottolinea Patrick Major, tra gli autori della ricerca. “Chi invece si trovava a terra veniva sbalzato via dalle onde d’urto. Venivano dati anche consigli a chi si trovava nei rifugi: si suggeriva di avvolgere il volto in un asciugamano bagnato per impedire che le onde d’urto delle bombe facessero collassare i polmoni, lasciando il resto del corpo intatto”, conclude lo scienziato. 

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