Osteoporosi, test nello spazio per trovare rimedi

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L’obiettivo dell'esperimento, partito il 2 aprile dalla base di Cape Canaveral a bordo della capsula Dragon, è aiutare gli astronauti delle future missioni su Luna e Marte, ma anche studiare come contrastare patologia in condizioni normali

Trovare le contromisure per contrastare il progressivo deterioramento delle ossa e dei muscoli. È l’obiettivo di una ricerca scientifica, firmata da un team tutto italiano, che sta per arrivare a bordo della Stazione spaziale internazionale. Si tratta di una di coltura di cellule di osso di topo, sulla quale verranno esaminati gli effetti dell'assenza di peso per studiare un modo per combattere l'osteoporosi. I ricercatori sperano che i risultati di questo test, chiamato "In vitro bone", possano aiutare gli astronauti protagonisti delle future missioni su Luna e Marte, ma anche il normale contrasto alla patologia. L’esperimento è stato organizzato da un gruppo di ricerca dell'università di Bari, coordinato da Maria Grano, e ha raccolto il finanziamento dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e il supporto dell'Agenzia Spaziale italiana (Asi). Il test sta raggiungendo la stazione spaziale a bordo della capsula Dragon della SpaceX, l'azienda privata che sta consegnando i rifornimenti per conto della Nasa.

Alla ricerca di un’arma contro l’indebolimento delle ossa

Il gruppo italiano, del quale fanno parte Silvia Colucci, Giacomina Brunetti, Graziana Colaianni, dell'università di Bari, e Giorgio Mori dell'università di Foggia, ha coltivato cellule ossee di topo su una impalcatura in 3D che simula l'osso. L’obiettivo della ricerca è studiare il comportamento della cosiddetta "molecola della palestra", irisina, con la quale sono state trattare le cellule di topo. La particolarità di queste particelle, che vengono prodotte dai muscoli durante l'esercizio fisico, è quella di indurre la formazione di nuovo tessuto osseo, rendendo le ossa più resistenti alle fratture. "L'osteoporosi che sviluppano gli astronauti in un mese - ha dichiarato Maria Grano all’Ansa - è paragonabile a quella sviluppata in un anno da una donna dopo la menopausa". Per questa ragione è necessario trovare delle accurate contromisure e i test nello spazio, secondo la ricercatrice, permetteranno di avere risposte in tempi più rapidi sulla reale efficacia di questa molecola.   

Osteoporosi, problema sempre più diffuso

Nel mondo, si legge in una nota diffusa dall’Università di Bari per annunciare la sperimentazione, si registrano circa 9 milioni di fratture all'anno, una ogni 3 secondi. In Italia, nello specifico, ci sono circa 100mila i ricoveri annui per la frattura del collo del femore, con costi annui pari a 1.100 milioni di euro. Da tutto ciò emerge "l'importanza di sviluppare nuove molecole per la cura e soprattutto la prevenzione della fragilità ossea". I primi risultati dell’esperimento si avranno a breve: il test, infatti, resterà in orbita per 28 giorni e il rientro a Terra è previsto ancora a bordo della capsula Dragon. "Queste ricerche - ha concluso Grano - hanno ricadute anche a Terra, perché gli effetti sulle ossa dell'eccessiva sedentarietà e dell'invecchiamento sono simili a quelli dell'assenza di gravità".

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