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Tubercolosi, vaccino più efficace se somministrato per via endovenosa

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 2 gennaio

2' di lettura

È quanto emerge da uno studio sulle scimmie condotto dai ricercatori della School of Medicine dell'Università di Pittsburgh. I risultati ottenuti, potenzialmente in grado di migliorare la lotta contro la malattia, sono stati pubblicati sulla rivista Nature 

La tubercolosi è ancora una delle 10 principali cause di morte nel mondo: solo nel 2017 si sono verificati ben 10 milioni di casi a livello globale e 1,6 milioni di persone hanno perso la vita a causa della malattia. Il vaccino vivo attenuato BCG (bacillo di Calmette Guérin) è efficace nella prevenzione di gravi forme infantili della patologia, tuttavia non è sempre in grado di fornire una protezione adeguata dal contagio. Testando i suoi effetti sulle scimmie, i ricercatori della School of Medicine dell'Università di Pittsburgh hanno stabilito che è possibile ottenere dei risultati migliori somministrandolo per via endovenosa. Come spiegato nello studio, pubblicato sulle pagine della rivista specializzata Nature, iniettare il vaccino sottopelle non offre una protezione altrettanto completa.

Lo svolgimento della ricerca

Per condurre il proprio studio, i ricercatori della School of Medicine dell'Università di Pittsburgh hanno diviso le scimmie in sei gruppi: uno era composto dagli animali non vaccinati, mentre gli altri cinque da quelli a cui era stato somministrato il vaccino in vari modi (con iniezione sottopelle, tramite spray nasale, per via endovenosa o tramite combinazioni dei vari metodi). Dopo sei mesi, il team ha esposto i primati ai batteri della tubercolosi e ha analizzato la risposta del loro organismo. I risultati ottenuti hanno evidenziato che solo le scimmie a cui il vaccino era stato somministrato per via endovenosa godevano di una protezione quasi completa, mentre gli altri animali erano meno protetti.

I risultati ottenuti

“Gli effetti sono sorprendenti”, afferma Joanne Flynn, autrice dello studio e professoressa di microbiologia e genetica molecolare presso il Center for Vaccine Research dell’Università di Pittsburgh. "Quando abbiamo confrontato i polmoni degli animali trattati con il vaccino per via endovenosa rispetto alla somministrazione sottocutanea, abbiamo visto una riduzione di 100.000 volte del carico batterico”, spiega l’esperta. “Nove scimmie su 10 non hanno mostrato alcuna infiammazione", conclude Flynn, che ora spera di testare i risultati ottenuti sull’uomo. 

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