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Primo paziente operato in animazione sospesa: cosa vuol dire e come funziona

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3' di lettura

Al Medical Centre dell’Università del Maryland i chirurghi hanno testato per la prima volta la procedura che riduce la temperatura corporea del paziente fino a 10 gradi per rallentare le funzioni vitali e dare più tempo per salvare la vita dei feriti gravi

Si è svolto negli Stati Uniti, in Maryland, il primo intervento eseguito con un paziente in animazione sospesa, ovvero riducendo la temperatura corporea con lo scopo di mettere in standby i processi del metabolismo. La procedura dà ai chirurghi più tempo per intervenire su traumi che possono mettere a rischio la vita della persona operata. Il rivoluzionario intervento viene raccontato dal sito New Scientist, grazie alla testimonianza di Samuel Tisherman dell’Università del Marlyland che ha guidato il team che ha eseguito la chirurgia e ha definito la prima operazione mai realizzata in animazione sospesa “un po’ surreale".

Come avviene l’operazione in animazione sospesa.

Il primo intervento condotto rallentando le funzioni vitali del paziente è stato eseguito al Medical Centre dell’Università del Maryland. I candidati a questo tipo di operazione sono pazienti che giungono in ospedale in gravi condizioni, avendo perso circa la metà del sangue e con un arresto cardiaco causato da seri traumi come colpi di pistola o coltellate. In questi casi i medici hanno normalmente pochissimi minuti per intervenire: l’animazione sospesa permette quindi di guadagnare tempo abbassando rapidamente la temperatura corporea del paziente, portandola intorno ai 10 gradi: tale risultato viene ottenuto sostituendo il sangue con una soluzione salina fredda. Ciò provoca un blocco delle reazioni chimiche che avvengono nelle cellule, che in questo modo non vengono danneggiate dalla mancanza di ossigeno.

Più tempo per salvare le vite

La procedura dell’animazione sospesa dà quindi al team di chirurghi fino a due ore di tempo per intervenire sulle ferite e i traumi del paziente. Quest’ultimo viene rianimato con la reintroduzione del sangue e il conseguente riscaldamento del corpo, motivo per cui la tecnica è conosciuta anche come ‘conservazione e rianimazione di emergenza’ (Emergency preservation and resuscitation, EPR). La Food and Drug Administration (Fda) ha approvato il ricorso all’animazione sospesa dopo diversi studi svolti in passato sugli animali che avevano dimostrato come la procedura permettesse di guadagnare tempo in caso di interventi estremamente delicati e da eseguire in fretta. Tisherman ha affermato a New Scientist che “non stiamo cercando di mandare le persone su Saturno, ma semplicemente di ottenere più tempo per salvare delle vite”. Se le prime prove condotte dai medici daranno esito positivo, la tecnica verra estesa per “aiutare a sopravvivere pazienti che altrimenti non ce la farebbero”.

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