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Svelati i geni responsabili dell’acne, possibili nuovi trattamenti

2' di lettura

Il risultato si deve ai ricercatori del National Institute for Health Research: sono riusciti a identificare i fattori genetici associati alla patologia 

Un team di ricercatori, coordinato da Jonathan Barker del National Institute for Health Research, ha identificato i geni associati allo sviluppo dell’acne. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, potrebbe stravolgere le terapie attualmente impiegate per combattere la patologia, dando il via a una serie di ricerche atte alla sperimentazione di nuovi trattamenti medici.
L’acne colpisce fino all’80% degli individui di età compresa tra gli undici e i trenta anni e può lasciare, nei casi più gravi, delle cicatrici sul volto dei pazienti.

Studio del Dna di 27mila persone

Negli ultimi decenni non ci sono state sostanziali novità in questo settore. Gli studi più recenti, infatti, non sono stati producenti e non hanno svelato nuovi trattamenti contro la patologia.
Questa ricerca, prima nel suo genere, rappresenta, dunque, un punto di svolta.
I ricercatori hanno analizzato dettagliatamente il Dna di circa 27mila persone, tre le quali 5.602 con grave sintomatologia.
Sono così riusciti a identificare i fattori genetici associati alla patologia, quei geni decisivi nel dare forma ai follicoli piliferi. Stando al parere degli esperti, l’alterazione morfologica dei follicoli favorirebbe lo sviluppo dei batteri responsabili dell’acne.
“Quando cominci a chiarire le basi genetiche della patologia puoi sviluppare dei trattamenti ben più efficaci”, spiega Jonathan Barker, coordinatore dello studio.

La comparsa dell’acne può influire sull’umore

Secondo uno studio inglese, pubblicato sulla rivista British Journal of Dermatology, la comparsa dell’acne può influenzare l’umore e nei casi più gravi sfociare in una forma di depressione.
Gli individui affetti dalla patologia, durante il primo anno successivo alla diagnosi, avrebbero un rischio di depressione superiore del 63% rispetto ai soggetti privi di acne.
Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato informazioni riguardanti 1,8 milioni di persone, raccolte nel database britannico.
“Sembra che l'acne vada molto più a fondo della semplice pelle: può avere un impatto sostanziale sulla salute mentale complessiva”, spiega Isabelle A. Vallerand, autrice dello studio.

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