Dai cammelli un vaccino ‘universale’ per combattere l’influenza

Foto di archivio (ANSA)
3' di lettura

Il nuovo rimedio è in grado di contrastare sessanta tipi diversi di virus, tra cui tipo A e B, e prende spunto da una classe di anticorpi presente negli animali della famiglia dei camelidi

Un anticorpo presente nei cammelli è alla base di un nuovo vaccino in grado di aggredire 60 diverse varianti dell’influenza. Messo a punto da un team di ricercatori dell’istituto californiano ‘Scripps’, il vaccino ‘universale’ si presenta sotto forma di spray nasale e, dai primi test condotti su topi e macachi, aggredisce efficacemente anche i virus influenzali di tipo A e B, le due principali forme che provocano l’insorgere della malattia nell’uomo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Un approccio diverso contro l’influenza

I virus influenzali sono in continua evoluzione grazie alla loro capacità di cambiare costantemente il biomarcatore presente sulla propria superficie, rendendoli ogni volta immuni dall’azione degli anticorpi. Ciò significa che un vaccino sviluppato per un certo tipo di virus non sarà efficace per la variante successiva. I ricercatori hanno quindi studiato un approccio diverso, che li ha portati ad aggregare in un solo anticorpo le strutture di tanti altri anticorpi, riuscendo allo stesso tempo a ridurre fino a dimensioni nanometriche la proteina ottenuta. In tal modo, è stato possibile creare un anticorpo analogo a quello osservato negli animali della famiglia dei camelidi - quella a cui appartengono lama, cammelli, dromedari e alpaca - e in grado di aggredire i diversi tipi di influenza.
Le sperimentazioni condotte sui topi hanno dimostrato che piccole dosi di vaccino, somministrate per via nasale o iniettate direttamente nel sangue, rendono i roditori immuni dai virus per circa nove mesi. Lo stesso risultato è stato osservato anche nei macachi rhesus, specie diffusa in Asia, anche se nel loro organismo gli anticorpi si sono mantenuti attivi per soli quattro mesi.

Nuovi anticorpi per l’uomo

Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'istituto clinico Humanitas e professore all'Humanitas University, ha commentato l’esito dei test, sottolineando l’importanza dei risultati raggiunti: "L'influenza rappresenta un grave problema di salute e paghiamo a caro prezzo la bassa copertura vaccinale, soprattutto dei soggetti più a rischio. I colleghi che conducono ricerche sugli anticorpi presenti in specie animali particolari come queste - continua - stipulano un'assicurazione sulla vita per l'umanità, perché questi studi permetteranno di combattere anche minacce future, che al momento non si possono prevedere”.
Mantovani ha fatto il punto sullo stato della ricerca focalizzata a sviluppare nuovi anticorpi partendo da specie animali: “La struttura degli anticorpi dei camelidi è diversa da quella degli uomini ma il problema di una possibile risposta immunitaria ad essi è già stato incontrato molte volte e abbiamo a disposizione molte strategie per superarlo. Ad esempio l’immunologo britannico Gregory Winter - conclude - ha vinto quest'anno il Nobel per la chimica grazie alle sue ricerche su strategie per mettere a punto anticorpi utilizzando il Dna umano”.

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