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Grazie agli ultrasuoni, i medici possono monitorare i polmoni dei neonati

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Osservando il primo respiro dei bambini nati prematuramente, sarà possibile individuare eventuali problemi respiratori e agire tempestivamente 

La possibilità di osservare il primo respiro di un neonato, oltre a rappresentare un’esperienza potenzialmente emozionante, potrebbe aprire le porte a nuove frontiere della medicina. Grazie a uno studio condotto dall’Università Monash di Melbourne, in collaborazione con un ospedale femminile della zona, gli scienziati sono riusciti a capire come utilizzare gli ultrasuoni per monitorare le condizioni dei polmoni dei neonati e immortalare il momento in cui l’aria esce per la prima volta dal loro corpo. La speranza è che questa nuova tecnica permetta in futuro di ridurre il rischio di mortalità infantile e individuare eventuali problemi respiratori.
Di solito i bambini si adattano all’ambiente esterno al ventre materno entro dieci minuti dalla nascita, ma chi nasce prima dei nove mesi ha spesso bisogno di più tempo per espellere tutto il liquido presente nei polmoni.
Al momento, sono necessarie parecchie ore per determinare la gravità dei possibili problemi respiratori dei bebè nati prematuramente, poiché i medici devono misurare i livelli di ossigeno e svolgere varie valutazioni cliniche. Grazie alle immagini che potranno essere scattate con l’ausilio degli ultrasuoni, sarà possibile compiere una diagnosi accurata dopo soli 20 minuti dalla nascita.
Tutti i risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Resuscitation Journal.

Il primo respiro

“Speriamo che gli ultrasuoni ci aiutino a iniziare prima le terapie necessarie per aiutare i neonati”, le parole del dottor Douglas Blank, l’autore della ricerca.
Per verificare le proprie ipotesi, gli scienziati del Royal Women’s Hospital e dell’Università di Monash hanno utilizzato gli ultrasuoni su 115 bambini nati da una gravidanza portata a termine e, in 28 casi, sono riusciti a registrare il loro primissimo respiro tramite dei piccoli sensori posizionati sui polmoni.
“È stato divertente osservare i bambini respirare per la prima volta”, ha detto il dottor Blank. “Quando emettono il primo respiro, l’immagine catturata dagli ultrasuoni, inizialmente scura e di forma rettangolare, diventa molto più chiara e attraversata da fasce luminose”.

I neonati prematuri

I ricercatori hanno, inoltre, svolto la procedura su otto bambini nati prematuramente, tra cui due gemelle settimine.
“Talvolta i neonati prematuri rischiano dei danni polmonari permanenti che possono causare problemi anche allo sviluppo e all’apprendimento”, spiega il dottor Douglas Blank.
Di solito, i neonati che presentano queste condizioni vengono prontamente medicati e intubati, ma non si tratta di una soluzione sicura al 100%.
“La macchina che consente loro di respirare potrebbe danneggiare i polmoni, causando vari problemi durante la crescita”.
La nuova tecnica, che prevede l’utilizzo degli ultrasuoni, potrebbe aiutare i medici a trovare delle soluzioni più sicure ed efficaci. Entro l’anno prossimo, i ricercatori sperano di riuscire a immortalare il primo respiro di almeno 50 bambini nati prematuramente. 

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