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Integratori alimentari: sono utili?

4' di lettura

Un mercato che supera i tre miliardi di euro all’anno ed è in costante crescita. Ce ne sono per tutti i gusti. Quelli per il cuore, per dimagrire, mettersi in forma, drenare e chi più ne ha più ne metta. Ma mantengono davvero le promesse o ci vendono solo un miraggio?

Alzi la mano chi non ha mai preso un integratore alimentare. Per la stanchezza, la concentrazione, per il cuore, per dimagrire e chissà per cos’altro. Gli integratori registrati in Italia sono quasi 74mila e muovono un giro d’affari in costante aumento. Nel nostro Paese si spendono circa 3 miliardi di euro all’anno e il dato si riferisce alle sole vendite in farmacie e supermercati. Se aggiungessimo quelli venduti in negozietti vari ed erboristerie probabilmente la cifra sarebbe molto più alta (LO SPECIALE).

Solo se c'è una carenza c'è qualcosa da integrare

La passione per pillole, capsule e polverine varie sembra del tutto irrazionale. Il dottor Francesco Scaglione, direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica dell’Università degli Studi di Milano, non ha dubbi “il termine integratore indica che il prodotto integra qualcosa e la dieta abituale delle persone non ha sempre bisogno di essere integrata”.  Nel mondo occidentale abbiamo a disposizione talmente tanto cibo e talmente tanto vario che avere delle gravi carenze, a parte alcuni casi specifici e documentati, è piuttosto raro.

Il problema è che gli integratori promettono molte cose o a volte le lasciano solo intendere e così, con la speranza di migliorare qualche aspetto della nostra vita o risolvere qualche problema di salute, ci lasciamo tentare.

A differenza dei farmaci gli integratori non devono dimostrare la loro efficacia, “i farmaci –spiega il professor Scaglione-  vengono studiati e approvati sulla scorta di studi che ne mostrino l’efficacia e il valore e vengono approvati per prevenire o curare malattie. Gli integratori non hanno studi, devono solo dimostrare che sono fatti bene, in modo igienicamente corretto ma non devono dimostrare niente”.

Gli Omega 3 non riducono il rischio di malattie cardiache

Quando poi la prova scientifica arriva davvero le credenze vengono sfatate, come nel caso degli Omega 3. Le costosissime capsule di acidi grassi del pesce per anni sono state vendute come un toccasana per il cuore e per tenere sotto controllo il colesterolo. Peccato che recentemente la Cochrane, una delle più prestigiose istituzioni scientifiche al mondo, abbia messo insieme 79 studi che hanno coinvolto più di 100mila persone. Il risultato è che le capsule di Omega 3 derivati dai pesci non riducono il rischio di malattie cardiache, ictus e morte.

“È noto che mangiare una notevole quantità di pesce ha verosimilmente un effetto protettivo anche su degli eventi cardiovascolari - ci conferma il professor Lelio Morricone, responsabile del servizio di Nutrizione clinica e prevenzione cardiovascolare - l’IRCCS Policlinico San Donato-  ma non si ottiene lo stesso non mangiando il pesce e poi mandando giù delle pastigliette che contengono Omega 3”.

Attenti alle promesse dei prodotti dimagranti

Tra gli integratori più insidiosi ci sono quelli che promettono di dimagrire. Abbiamo fatto un giro tra farmacie, erboristerie e nutrizionisti e ognuno ci ha propinato delle pastiglie che promettevano esiti miracolosi. C’erano quelle per aumentare il metabolismo, quelle per ridurre il girovita, quelle per la cellulite.

Gli integratori per dimagrire meritano una particolare attenzione, tanto che sono oggetto di una specifica raccomandazione del Ministero della Salute perché –dice la circolare-  si rivolgono a dei consumatori considerati “particolarmente vulnerabili alle indicazioni fuorvianti”. Se si vuole dimagrire sono due le cose da fare, spiega in sostanza il Ministero, mangiare di meno e muoversi di più. Credere che una pastiglia possa farci perdere peso potrebbe essere fuorviante e portare addirittura all’effetto contrario.

Eppure nel nostro giro tra farmacie erboristerie e nutrizionisti ci hanno venduto numerosi prodotti che venivano decantati come miracolosi ma poi tanto efficaci non sono. Eccone qualche esempio. La betulla non è drenante, l’equiseto non è remineralizzate, la garcinia Cambogia non accelera il metabolismo, il caffè verde non riduce il giro vita. Parola di esperto. “È chiaro che l’idea di una pastiglia che mi fa dimagrire senza che io faccia niente è affascinante però può essere pericolosa" conclude il professor Scaglione.

Insomma il mondo degli integratori sembra un po’ quello delle formule magiche. Lasciano intendere di poter risolvere qualsiasi problema senza però doverlo dimostrare e senza farci trovare nella confezione un foglio che ne elenca gli effetti collaterali. Quando li compriamo non stiamo comprando una pastiglia, stiamo comprando il sogno di stare meglio. Un effetto certo però ce l’hanno ed è quello di far spendere agli italiani più di tre miliardi di euro ogni anno.

Data ultima modifica 03 dicembre 2018 ore 15:21

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