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Mangiare peperoncino può ridurre rischio di morte per infarto e ictus

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 17/12

3' di lettura

Esperti del Mediterranean Neurological Institute (Neuromed), analizzando i dati di 25mila persone, hanno sottolineato che consumarne almeno quattro volte alla settimana può contribuire a salvaguardare la salute 

Le sue proprietà terapeutiche non sono una novità e sono state tramandate dalla storia culinaria, ma ora uno studio, effettuato in Italia, ha stabilito che mangiare peperoncini regolarmente può ridurre il rischio di morte per malattie cardiache e ictus. Coordinato dagli esperti del Mediterranean Neurological Institute (Neuromed) e pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of American College of Cardiology”, la ricerca ha confrontato il rischio di morte tra 25.000 persone, alcune delle quali hanno assunto peperoncino e altre no. Lo stato di salute e le abitudini alimentari dei partecipanti sono stati monitorati per otto anni e i ricercatori hanno quindi potuto stabilire che il rischio di decesso dovuto ad infarto era del 40% inferiore per coloro che mangiavano peperoncino almeno quattro volte alla settimana. Le cause di morte per ictus, invece, sono state più che dimezzate.

Benefici al di là della dieta

"Un fatto interessante è che la protezione dal rischio di mortalità era indipendente dal tipo di dieta seguita dalle persone", ha sottolineato Marialaura Bonaccio, epidemiologa presso il Neuromed e principale autore dello studio. In altre parole, secondo questo studio, sia che si segua con scrupolo una sana dieta mediterranea, sia che si scelga di seguire un regime alimentare meno corretto, il peperoncino ha dimostrato un effetto protettivo. Licia Iacoviello, direttore del dipartimento di epidemiologia e prevenzione di Neuromed e professoressa all'Università dell'Insubria di Varese, ha poi spiegato che adesso “sappiamo che le varie piante della specie di peperoni, sebbene utilizzate in diversi modi in tutto il mondo, possono esercitare un'azione protettiva importante nei confronti della nostra salute".

Le tesi contrastanti

In un articolo pubblicato dalla Cnn, però, c’è chi mette in dubbio il nesso causa-effetto tra il consumo di peperoncini e i limitati rischi di morte per cause come infarto e ictus. E’ Duane Mellor, dietista registrato e docente presso la Aston Medical School in Inghilterra, secondo cui questo studio è "interessante" ma "non mostra un nesso causale" tra consumo di peperoncino e benefici per la salute. Mellor ha affermato, infatti, che l'effetto positivo del consumo di peperoncino osservato nello studio italiano potrebbe essere attribuito al modo in cui i peperoncini vengono utilizzati nella dieta che ciascuno decide di seguire. "In molti casi, lo suggeriscono i dati, i peperoncini vengono cucinati in accompagnamento ad altri cibi, comprese le verdure, quindi è probabile che qualsiasi effetto diretto degli stessi non sia così evidente, se non perché il consumo rende più piacevole mangiare altri cibi sani”. Un altro esperto, Ian Johnson, ricercatore presso il Quadram Institute Bioscience di Norwich, in Inghilterra, ha elogiato lo studio ma ha anche sottolineato come non sia stato identificato alcun meccanismo per l'effetto protettivo dei peperoncini, né gli scienziati abbiano scoperto che mangiare più peperoncino fornisca ulteriori benefici per la salute. "Questo tipo di relazione suggerisce che i peperoncini potrebbero essere solo un indicatore di qualche altro fattore dietetico o di stile di vita che non è stato preso in considerazione e, ad essere onesti, questo tipo di dubbio è solitamente risolto negli studi epidemiologici, fattore che gli autori stessi hanno riconosciuto", ha detto Johnson.

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