Kefir, yogurt o skyr: qual è il più ricco di fermenti lattici vivi. Il test
Salute e BenessereIntroduzione
Quando si parla di alimenti fermentati, kefir, yogurt e skyr vengono spesso messi sullo stesso piano, ma non sono uguali. Si tratta in tutti i casi di prodotti lattiero-caseari fermentati, ma ognuno ha caratteristiche differenti per quanto riguarda i microrganismi utilizzati, il contenuto nutrizionale e soprattutto la quantità di fermenti vivi.
Uno studio condotto nei laboratori del Gruppo Maurizi, citato da Il Salvagente, ha analizzato 27 prodotti disponibili nei supermercati confrontando le tre tipologie e la concentrazione di fermenti. Ecco i risultati.
Quello che devi sapere
Cosa sono i fermenti lattici
I fermenti lattici sono microrganismi utilizzati nella fermentazione del latte. Durante il processo, trasformano parte del lattosio in acido lattico, contribuendo al caratteristico gusto acidulo e alla consistenza del prodotto. Nel caso dello yogurt, i microrganismi tradizionalmente impiegati sono soprattutto Streptococcus thermophilus e Lactobacillus delbrueckii subsp. Bulgaricus.
Il kefir, invece, è ottenuto grazie a una comunità più complessa di microrganismi, che può comprendere diversi batteri lattici e lieviti. Infine lo skyr, pur essendo spesso associato ai prodotti “ricchi di proteine”, nasce dalla fermentazione del latte e viene poi lavorato per ottenere una consistenza molto densa.
Lo studio
La ricerca del Gruppo Maurizi è stata condotta sulla concentrazione di Streptococcus thermophilus, Lactococcus spp, Bifidobacterium spp, Lactobacillus spp vivi nello yogurt, nel kefir, nello skyr. Nello specifico sono stati presi in esame 9 vasetti di yogurt greco, 9 di kefir e 9 di skyr, di tre marche differenti. Dallo studio è emerso che la concentrazione di batteri probiotici varia nei diversi prodotti analizzati.
Lo yogurt
Lo yogurt presenta una concentrazione di tutti i microrganismi pari ad almeno cento miliardi. Secondo i risultati del test, in 100 grammi di yogurt greco ci sono oltre 200 miliardi di batteri vivi. Un prodotto che grantisce quindi forza nutrizionale e digeribilità, oltre che un buon apporto proteico (9 grammi) e un contenuto ridotto di lattosio.
Il kefir
Secondo lo studio, il kefir presenta oltre 360 miliardi di batteri vivi ogni 100 grammi di prodotto. Ha la stessa concentrazione dello yogurt per streptococchi, lattococchi e lattobacilli e una minore concentrazione per i bifidobatteri, ma è considerato il “campione dei batteri vivi”. Oltre a essere estremamente digeribile, è caratterizzato dal 30% di lattosio in meno, con una quantità di 3-4 grammi di proteine.
Lo skyr
Lo skyr viene scelto soprattutto per il suo elevato contenuto proteico e per la consistenza particolarmente cremosa e compatta, ma riporta una panoramica differente. La concentrazione di bifidobatteri e lattobacilli è notevolmente minore rispetto agli altri alimenti e non è stata rilevata la presenza di streptococchi e di lattococchi. In 100 grammi di prodotto la microflora viva è quasi nulla, ma l'apporto proteico è elevato (111 grammi di proteine).
Il prodotto vincitore
Secondo il confronto, a presentare i risultati migliori da un punto di vista di concentrazione di batteri probiotici presenti è lo yogurt. A seguire il kefir e infine lo skyr, che presenta valori minori in quanto è un formaggio.
La dose consigliata
Secondo lo studio, dalle ricerche effettuate su differenti ceppi di batteri lattici con riconosciuta capacità colonizzante è emerso che la dose giornaliera consigliata si aggira intono a 10^9 cellule vive per persona adulta. Dose che può essere assunta consumando yogurt e latti fermentati per cui è accettato un valore minimo di batteri probiotici vivi alla scadenza non inferiore a 10^7 cellule/grammo. Tale quota viene raggiunta e spesso superata da yogurt greco e kefir ma non dallo skyr.