Parkinson, Stocchi (IRCCS San Raffaele): “Un paziente su 4 ha meno di 50 anni”
Salute e Benessere“Rendere visibile la malattia e parlarne apertamente è importante anche per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il Parkinson”, ha detto il responsabile del Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento dell’IRCCS San Raffaele di Roma. A riportare l’attenzione sulla malattia è stata la scelta dell’ex ministro della Cultura Dario Franceschini di rendere pubblica la sua diagnosi, ricevuta nel 2020
Il Parkinson, contrariamente a quanto spesso si pensa, non riguarda esclusivamente la popolazione anziana. Ne è un esempio Dario Franceschini che, a 67 anni, ha deciso di parlare pubblicamente per la prima volta della sua diagnosi, ricevuta nel 2020. Le dichiarazioni del senatore del Pd ed ex ministro della Cultura hanno riportato l’attenzione sulla malattia che, per i sintomi e le conseguenze che comporta, rischia di portare i pazienti a isolarsi e a rinunciare alla propria vita personale, sociale e professionale. “Rendere visibile la malattia e parlarne apertamente è importante anche per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il Parkinson”, ha affermato il professor Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento dell’IRCCS San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università Telematica San Raffaele, facendo seguito a quanto raccontato dal politico italiano.
Un paziente su 4 ha meno di 50 anni
Come ha sottolineato il dottor Strocchi, il Parkinson non riguarda solo gli anziani. “Un paziente su quattro presenta l’esordio della malattia prima dei 50 anni”, ha spiegato. “Tra le patologie neurodegenerative il Parkinson è quella che è aumentata di più, i casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e si stima un ulteriore aumento nei prossimi 15”. Per il neurologo, però, la crescita dei casi di diagnosi non si può spiegare “soltanto con l’allungamento della vita media, perché a crescere sono anche le diagnosi nelle persone tra i 40 e i 50 anni”.
Approfondimento
Morbo di Parkinson, cos'è e quali sono i sintomi iniziali
I sintomi
Anche sul piano dei sintomi persistono convinzioni che possono rendere più difficile riconoscere precocemente la malattia. Il tremore è infatti la manifestazione più comunemente associata al Parkinson, ma non è sempre presente. "Il sintomo caratteristico della malattia - ha precisato Strocchi - è la bradicinesia, cioè il rallentamento motorio. La triade dei principali segni motori è costituita da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore, ma circa il 27% dei pazienti non presenta tremore".
Leggi anche
Carly Simon ha il morbo di Parkinson, l'annuncio della cantautrice Usa
La ricerca
Per i ricercatori, la sfida ad oggi è riuscire a intervenire sui meccanismi biologici coinvolti nella progressione della malattia. “Disponiamo di terapie sintomatiche, a partire dalla levodopa, che funzionano molto bene soprattutto nelle prime fasi - ha affermato il responsabile del Centro Parkinson del San Raffaele - Con il progredire della malattia, però, possono comparire complicanze motorie, come i fenomeni on-off, con alternanza durante la giornata di periodi di buona e ridotta risposta alla terapia, e le discinesie, cioè movimenti involontari. Per questo la ricerca sta lavorando a trattamenti che possano non soltanto controllare i sintomi, ma rallentarne il decorso".
Tra le strategie più avanzate figura prasinezumab, un anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro l’alfa-sinucleina, proteina coinvolta nei meccanismi patologici associati alla progressione del Parkinson. Dopo gli studi clinici di fase II, il farmaco è oggi oggetto di uno studio internazionale di fase III e l’IRCCS San Raffaele di Roma e l’IRCCS San Raffaele di Cassino sono tra i centri italiani coinvolti nella sperimentazione. "L’obiettivo - ha spiegato Strocchi che è responsabile per l’Italia del trial - è verificare se, agendo sull’alfa-sinucleina, sia possibile rallentare il processo patologico. È un passaggio importante perché significherebbe andare oltre il trattamento dei sintomi e provare a intervenire sull’evoluzione stessa della malattia".