Ebola, primo test sull'uomo del vaccino contro il virus Bundibugyo

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L'Università di Oxford avvia il primo studio clinico di fase 1 del candidato vaccino ChAdOx1 BDBV: cinquanta volontari sani per valutarne sicurezza e risposta immunitaria. La sperimentazione parte mentre l'epidemia dilaga tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda, con oltre 1.900 casi e più di 700 morti. Confermato intanto il contagio di un secondo operatore umanitario statunitense

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Per la prima volta un vaccino contro il virus Ebola Bundibugyo entra nella sperimentazione clinica sull'uomo. L'Università di Oxford ha annunciato l'avvio dello studio di fase 1, denominato BD-Ebov, per testare il candidato ChAdOx1 BDBV, sviluppato con il sostegno di Cepi. Il trial arruolerà cinquanta volontari sani con l'obiettivo di verificarne la sicurezza e la capacità di generare una risposta immunitaria. L'iniziativa arriva mentre l'epidemia continua a colpire la Repubblica Democratica del Congo e la vicina Uganda. Si tratta oggi della terza epidemia di Ebola più estesa mai documentata. Secondo gli ultimi dati disponibili, aggiornati al 12 luglio, sono stati confermati più di 1.900 casi e oltre 700 decessi collegati al virus. Il focolaio resta concentrato soprattutto nelle province congolesi dell'Ituri e del Nord Kivu.

Secondo operatore umanitario Usa contagiato

Nelle stesse ore è arrivata la notizia del contagio di un secondo cittadino statunitense, un operatore umanitario impegnato a Bunia, capoluogo dell'Ituri. Ad annunciarlo su X è stato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha spiegato come all'uomo sia stata confermata la diagnosi di malattia da virus Ebola Bundibugyo. Il paziente è stato trasferito in Germania per proseguire le cure. "Con l'aggravarsi dell'epidemia è urgente una risposta accelerata da parte dei partner locali, nazionali e internazionali", ha scritto Tedros, sottolineando che la protezione degli operatori in prima linea deve restare una priorità assoluta. Il direttore generale ha aggiunto che le infezioni tra il personale impegnato negli interventi non sono inattese in un'epidemia di questa portata, ringraziando gli operatori sanitari per il loro impegno.

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Che cos'è il virus Bundibugyo

Il Bundibugyo è una delle specie del genere Ebolavirus. A differenza del ceppo Zaire, responsabile della grande epidemia in Africa occidentale del 2014-2016 e per il quale esistono già vaccini autorizzati, contro questo ceppo non è finora disponibile né un vaccino approvato né una terapia specifica validata. Lo scorso 2 luglio, nella Repubblica Democratica del Congo, è partito un primo trial terapeutico basato su un anticorpo monoclonale, sull'antivirale remdesivir e sulla loro combinazione. La malattia provoca una febbre emorragica grave, con febbre alta, forte debolezza, dolori muscolari, vomito e diarrea; nei casi più gravi possono comparire emorragie e insufficienza multiorgano. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con sangue o altri liquidi biologici di persone infette, o con materiali contaminati: per questo restano decisivi l'identificazione precoce dei casi, l'isolamento dei pazienti e il tracciamento dei contatti.

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"Un passo importante"

L'impegno di Cepi, Serum Institute of India (SII) e Università di Oxford è quello di garantire una fornitura rapida ed economica del vaccino ai Paesi colpiti e alle popolazioni che ne hanno bisogno, con l'obiettivo di generare i dati necessari all'autorizzazione all'uso di emergenza o alla concessione della licenza. Il direttore generale di Africa Cdc, Jean Kaseya — che in un'intervista esclusiva al Corriere della Sera aveva ricordato come diversi soggetti, tra cui India, SK Bioscience, Cepi, Canada, Russia e Cina, avessero richiesto campioni e dati sul virus per sviluppare test, vaccini e altre contromisure — ha definito l'annuncio "un passo importante nello sforzo globale per accelerare lo sviluppo di strumenti sicuri ed efficaci contro il virus Ebola Bundibugyo".

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