Introduzione
Aumentano negli Stati Uniti i casi di ciclosporiasi, un’infezione intestinale provocata dal parassita Cyclospora cayetanensis. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), le infezioni stanno crescendo in diversi Stati. La situazione più critica si registra in Michigan, dove sono stati segnalati circa mille casi e oltre 40 ricoveri. Un’incidenza superiore alla media è stata rilevata anche a New York, in Ohio e in Illinois. L’infezione si contrae principalmente attraverso acqua o alimenti contaminati. Ecco quali sono i sintomi e come avviene il contagio.
Quello che devi sapere
Che cos’è la ciclosporiasi
La ciclosporiasi è un’infezione intestinale causata dalla Cyclospora cayetanensis. L’infezione può essere contratta attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale contenente le oocisti, cioè le forme resistenti attraverso cui il parassita si diffonde nell’ambiente. Tra l’ingestione del parassita e la comparsa dei primi sintomi possono trascorrere da due giorni a due settimane, o anche più tempo.
I principali sintomi
Come riporta il Manuale MSD (portale specializzato in informazione medica), il sintomo principale della ciclosporiasi è una diarrea acuta, acquosa e non accompagnata da sangue, con evacuazioni frequenti e talvolta molto abbondanti. Possono inoltre comparire febbre, crampi addominali, nausea, vomito, perdita di appetito, stanchezza, malessere generale e perdita di peso. Nelle persone con un sistema immunitario efficiente, l’infezione generalmente si risolve spontaneamente, anche se può durare diverse settimane. Dopo un iniziale miglioramento possono inoltre verificarsi delle recidive.
I rischi per le persone immunodepresse
Nelle persone con difese immunitarie fortemente compromesse, la ciclosporiasi può provocare una diarrea grave, persistente e molto abbondante.
In questi pazienti possono manifestarsi anche forme extraintestinali dell’infezione, tra cui colecistiti e infezioni disseminate.
Come avviene il contagio
Il contagio avviene principalmente attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale contenente le forme infettanti del parassita. I casi di ciclosporiasi sono stati associati soprattutto al consumo di prodotti freschi contaminati, tra cui lamponi, more, fragole, mirtilli, basilico, coriandolo, taccole, piselli dolci e diversi tipi di lattuga. Le persone infette eliminano le oocisti con le feci, ma queste diventano contagiose solo dopo una o due settimane nell'ambiente.
Come viene diagnosticata
La diagnosi della ciclosporiasi si basa sull’analisi delle feci. Gli esami possono cercare il Dna del parassita attraverso test molecolari oppure individuare al microscopio le oocisti di Cyclospora. Poiché l’eliminazione delle oocisti può essere intermittente, potrebbe essere necessario analizzare tre o più campioni di feci. In alcuni casi la diagnosi viene formulata dopo aver individuato gli stadi intracellulari del parassita nelle biopsie del tessuto intestinale.
Il trattamento della ciclosporiasi
La maggior parte delle persone sane guarisce senza bisogno di un trattamento specifico. Se non curata, tuttavia, l’infezione può durare da alcuni giorni a diverse settimane, e può ripresentarsi dopo un iniziale miglioramento. Nei pazienti con sintomi persistenti o maggiormente fragili, il medico può prescrivere una terapia antibiotica.
Come prevenire l’infezione
La prevenzione passa soprattutto attraverso il rispetto delle comuni norme di igiene e sicurezza alimentare. Il modo principale per prevenire la ciclosporiasi è evitare acqua e alimenti che potrebbero essere stati contaminati da materiale fecale. È inoltre fondamentale lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. Nelle aree in cui l’infezione è endemica, come alcune regioni tropicali e subtropicali, è consigliabile bollire l’acqua prima di berla, evitare la frutta non sbucciata e cuocere accuratamente le verdure.
Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che esistono oltre 250 diverse tossinfezioni alimentari, che possono provocare sintomi molto differenti. Per ridurre il rischio è fondamentale lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima di manipolare gli alimenti, pulire con cura frutta e verdura e utilizzare sempre acqua potabile sicura.