Torna il Vatican Longevity Summit. dialogo internazionale sulla longevità

Salute e Benessere

ARoma, il 25 e 26 maggio si riuniranno più di 20 esperti del settore. Il focus dell'evento non riguarda quanti anni possiamo vivere, ma il modo stesso in cui viviamo. Un appuntamento per fornire risposte a un cambiamento già in atto

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Manca meno di un mese alla seconda edizione del Vatican Longevity Summit, il confronto internazionale sulla longevità in programma il 25 e il 26 maggio a Roma. L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum si prepara a ospitare due giorni dedicati ad alcune delle evidenze scientifiche più rilevanti della ricerca contemporanea. Anche se la longevità non è una sfida scientifica, ma un tema etico e sociale. Perché non riguarda solo la possibilità di vivere più a lungo, ma il modo stesso in cui viviamo,  lavoriamo, ci curiamo, ci relazioniamo e costruiamo il nostro futuro. Lo ricorda Padre Alberto Carrara, Presidente dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica e promotore del Vatican Longevity Summit, affermando che “non basta vivere più a lungo: dobbiamo chiederci come vogliamo vivere e quale futuro stiamo costruendo”.

Nuove domande necessitano di nuove risposte

In un mondo caratterizzato da un progressivo ma strutturale invecchiamento della popolazione, il tema della longevità assume una rilevanza economica e sociale crescente. A partire dall’aumento dell’aspettativa di vita che, ponendo nuove sfide ai sistemi sanitari, ai modelli di welfare e all’organizzazione delle società contemporanee, rende sempre più centrale il tema della qualità della vita in età avanzata. In Italia, per esempio, si contano oltre 23mila centenari, a testimonianza di come la longevità non sia più un’eccezione, ma un cambiamento già in atto. Una condizione che richiede nuove risposte non solo in campo medico, ma interpella l’economia, il lavoro, le relazioni e l’organizzazione stessa della vita collettiva.

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A Roma si riuniranno più di 20 esperti del settore

Il Vatican Longevity Summit è uno spazio di dialogo internazionale capace di riunire oltre 20 relatori tra i più affermati ricercatori, clinici ed esperti provenienti da università e centri di ricerca di tutto il mondo. L’evento, promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) in collaborazione con Brain Circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita, si articola in quattro grandi aree tematiche - biologia dell’invecchiamento, neuroscienze, medicina rigenerativa ed etica. Configurandosi come un laboratorio internazionale in cui ricerca scientifica ed etica dialogano per ridefinire il significato dell’invecchiamento.

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I temi: dalla prevenzione ai meccanismi biologici dell'invecchiamento

Il ruolo dello stress nella vita quotidiana e nei processi di invecchiamento sarà uno dei temi dell’evento romano. Una condizione che, contrariamente a quanto si pensi, in piccole dosi può attivare risposte adattive benefiche per l’organismo. Lo sostiene il professor Suresh I. S. Rattan, uno dei padri della gerontoscienza contemporanea, affermando che “la salute non è l’assenza di stress, ma la capacità di rispondere”. Per cui, “stimoli moderati possono rafforzare la resilienza biologica e contribuire a rallentare i processi dell’invecchiamento”. Il fenomeno, noto come ormesi, suggerisce un cambio di prospettiva: non eliminare lo stress, ma imparare a gestirlo e a trasformarlo in una risorsa. Oltre alla prevenzione, al summit si discuterà poi di come intervenire sui meccanismi biologici dell’invecchiamento. Un ambito che la ricerca scientifica sta esplorando e di cui parlerà Juan Carlos Izpisúa Belmonte, tra i maggiori esperti mondiali di riprogrammazione cellulare. Secondo Belmonte, “l’invecchiamento è il principale fattore di rischio per quasi tutte le malattie”, perciò, “intervenire sui suoi meccanismi significa agire a monte, non solo sulle conseguenze”. Recuperando la funzione delle cellule e dei tessuti, le nuove ricerche nel campo della medicina rigenerativa possono, quindi, migliorare la qualità della vita.

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La vera sfida non è vivere per sempre, ma in buona salute

Un altro tema interessante su cui il summit si concentrerà riguarda la longevità estrema, tramite lo studio dei supercentenari. Perché la longevità non è il risultato di un unico fattore – ricorda il professor Calogero Caruso -, ma “di un equilibrio tra genetica, stile di vita e regolazione del sistema immunitario. Non serve un organismo più forte, ma un organismo capace di adattarsi”. Altrettanto centrale sarà la qualità della vita, un concetto che verrà spiegato dalla professoressa Matilde Leonardi in quanto la vera sfida non è tanto estendere il tempo, ma “viverlo in buona salute”. 

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