Giornata della cannabis, a che punto è la legalizzazione: cosa dice la legge in Italia

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Nella giornata dedicata, la cannabis finsice in Parlamento "per denunciare l'ennesima norma proibizionista, e in quanto tale illiberale e giustizialista, contenuta nel decreto sicurezza relativa alla cosiddetta lieve entità", ha spiegato il segretario Riccardo Magi di +Europa. Quella della cannabis light è una filiera fortemente preoccupata dall'approvazione del decreto sicurezza 

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Nella giornata dedicata che la celebra ogni 20 aprile a livello mondiale, la cannabis arriva in Parlamento. A portarla dentro e fuori palazzo Montecitorio, oggi è una doppia iniziativa: la prima promossa da +Europa con il segretario Riccardo Magi, la seconda per iniziativa dei Radicali Italiani che faranno un flash mob davanti al palazzo della Camera durante il quale fumeranno cannabis. "Porteremo la cannabis in parlamento per denunciare l'ennesima norma proibizionista, e in quanto tale illiberale e giustizialista, contenuta nel decreto sicurezza relativa alla cosiddetta lieve entità", ha spiegato Magi. Tutto questo, proprio mentre sarà in corso nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia "la seduta fiume per approvare in fretta e furia, calpestando le prerogative dei deputati e la democrazia parlamentare, questo ennesimo obbrobrio securitario targato Meloni". Interpellato dall'AGI, il segretario di Più Europa ha affermato che il decreto sicurezza "restringe ulteriormente, dopo il Decreto Caivano, l'attenuante della lieve entità. Una scelta che sbatte contro il muro della Corte Costituzionale, che nel 2025 ha sottolineato che lo spaccio di lieve entità costituisce un fatto di ridotta offensività e che proprio per questo non deve essere punito con il carcere ma con pene alternative come la messa alla prova. Tutto il decreto sicurezza, d'altronde, e' un insieme di norme penali finalizzate a sbattere quanta più ente possibile in carceri già sovraffollate ai limiti della disumanità", continua Magi. "La repressione e lo stigma si abbatteranno ancora di piu' anche sui semplici consumatori".

Cosa dice la legge in Italia

Il tema della legalizzazione è da anni al centro del dibattito. In Italia la cannabis a uso ricreativo resta illegale: la normativa vigente, basata sul DPR 309/1990, vieta infatti produzione, vendita e detenzione, pur prevedendo per l’uso personale sanzioni amministrative e non penali.

Diverso il caso della cannabis terapeutica, consentita con prescrizione medica, e della cosiddetta cannabis light, regolata dalla Legge 242/2016, che permette la coltivazione di canapa a basso contenuto di THC per usi specifici. Negli ultimi anni, tuttavia, interventi normativi più restrittivi hanno reso il quadro meno chiaro, soprattutto per quanto riguarda la vendita delle infiorescenze. Si stima che ogni anno, in Italia, il fabbisogno di cannabis utilizzata a scopo terapeutico abbia raggiunto i 1600kg, da destinare a circa 50mila pazienti. I dati forniti dal Ministero della Salute, secondo le associazioni che si occupano di promuovere l’utilizzo della pianta in ambito medico, sarebbero però sottostimati: un sondaggio dell’estate 2022 del Comitato Pazienti Cannabis Medica ha messo in luce come il 74% degli intervistati abbia dichiarato di non riuscire a reperire con costanza il prodotto. Il Cannabidiolo (CBD), non psicoattivo, non è considerato una sostanza stupefacente, ma anche in questo caso le regole restano in evoluzione e soggette a interpretazioni. Sullo sfondo pesa anche il confronto con l’Europa, da cui potrebbero arrivare indicazioni decisive.

La stretta con il decreto sicurezza

Quella della cannabis light è una filiera fortemente preoccupata dall'approvazione del decreto sicurezza entrato in vigore nell'aprile 2025. La novità più rilevante è il divieto quasi totale sulle infiorescenze di cannabis, anche se a basso contenuto di THC. L'articolo 18 consente infatti oggi la produzione di infiorescenze contenenti Cbd solo se destinate al "florovivaismo professionale", vietandone ogni altro uso, dal commercio alla lavorazione, dalla detenzione alla vendita. Gli agricoltori che coltivano la canapa sativa per la produzione di cannabis light e i commercianti che la vendono nei negozi rischiano sequestri e denunce per violazione del testo unico stupefacenti. In caso di provvedimenti singoli, come i sequestri, i commercianti possono fare ricorso al tribunale amministrativo regionale (TAR) mentre in caso di misure cautelari gli avvocati possono presentare un ricorso al tribunale del Riesame. Le associazioni di settore parlano di "misure irragionevoli".

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