Health, ESO: la scuola che forma chi cura. Il valore della European School of Oncology
Salute e BenessereA Health riflettori sulla European School of Oncology (ESO), un modello europeo di formazione indipendente, internazionale e multidisciplinare che da oltre quarant’anni contribuisce a plasmare l’oncologia moderna. Nella seconda parte della puntata focus sulle arbovirosi, malattie trasmesse da artropodi che stanno ridisegnando le mappe epidemiologiche europee
Alla European School of Oncology è legata una delle storie più interessanti dell’oncologia europea. Fondata nel 1982 a Milano come organizzazione no‑profit e indipendente dai finanziamenti dell’industria, nasce con una missione chiara: garantire formazione continua, di qualità e accessibile ai professionisti sanitari impegnati nella cura dei tumori.
L’innovazione formativa: l’ESO Educational Pathway
Uno degli elementi più distintivi della Scuola è l’ESO Educational Pathway, un percorso pensato per accompagnare ogni professionista dalla formazione di base a quella avanzata, attraverso corsi, masterclass, training immersivi e programmi post‑graduate. Questo approccio stratificato crea una vera carriera formativa, coerente e progressiva, che nel corso degli anni ha rappresentato un modello per molte altre realtà europee. La Scuola ha costruito negli anni una rete che attraversa l’intero continente: ospedali, istituti di ricerca, università, società scientifiche. Un ecosistema globale che permette ai partecipanti non solo di apprendere contenuti, ma di entrare in una comunità professionale che coltiva conoscenza, scambio e confronto multidisciplinare.
Come ci ha raccontato il Dott. Alberto Costa, chirurgo senologo, fondatore e Senior Advisor della Scuola, l’ESO è nata proprio con questo spirito: “Fin dalla sua fondazione, questa Scuola ha puntato su un modello formativo innovativo e aperto al confronto internazionale. È questo a renderla speciale nel panorama della formazione medica europea.” Le sue parole sintetizzano bene ciò che i documenti ufficiali raccontano da anni: un laboratorio di idee e competenze che prepara medici capaci di leggere i bisogni complessi dell’oncologia contemporanea.
Filantropia, borse di studio e accesso equo alla formazione
Da sottolineare, l’aspetto filantropico: la Scuola, attraverso fondazioni indipendenti, sostiene programmi competitivi e borse di studio rivolte a chi non avrebbe altrimenti accesso a corsi avanzati, eventi formativi internazionali o training su tecnologie di frontiera. Questo non è un dettaglio: significa democratizzare la conoscenza, ridurre il divario tra Paesi a diversa disponibilità di risorse e consolidare una forza lavoro sanitaria preparata, motivata, numerosa e aggiornata.
“Learning to Care”: la cura come relazione
Il motto dell’ESO - “Learning to Care – Imparare ad aver cura” - racconta una filosofia profondamente europea: l’idea che il medico non debba solo sapersi muovere dentro protocolli e linee guida, ma deve anche essere in grado di costruire una “relazione terapeutica”, comunicare con empatia, guadagnare fiducia e accompagnare il paziente attraverso il percorso di diagnosi e trattamento. Questa visione è fondante nella Scuola: la comunicazione clinica deve essere parte integrante dell’efficacia terapeutica.
Le sfide della formazione: la prospettiva accademica
La Prof.ssa Barbara Alicja Jereczek‑Fossa, Direttore della Radioterapia Oncologica allo IEO e Professore Ordinario all’Università degli Studi di Milano, Presidente eletto ESTRO 2026, ci ha aiutati a comprendere quali siano le criticità ancora aperte nella formazione oncologica europea e a Health ha indicato gli obiettivi da raggiungere:
- Ridurre le disuguaglianze formative tra Europa occidentale e Paesi dell’area centro‑orientale.
- Garantire aggiornamento continuo, soprattutto in discipline che evolvono rapidamente come la radioterapia.
- Integrare la multidisciplinarità fin dal percorso di formazione iniziale.
Arbovirosi: una minaccia globale che riguarda anche l’Europa
Se la prima parte della puntata ci ha portati dentro un “luogo” di formazione e ricerca, la seconda ci ha riportati sul campo, dentro una delle emergenze più significative degli ultimi anni: le arbovirosi, le malattie virali trasmesse da artropodi. Le arbovirosi comprendono oltre 100 virus noti che possono infettare l’uomo, trasmessi da zanzare, zecche o flebotomi. Le più note e monitorate in Europa sono:
- Dengue
- Chikungunya
- Zika
- West Nile
- Usutu
- TBE, l’encefalite da zecca
L’Istituto Superiore di Sanità coordina la sorveglianza integrata di queste malattie, in collaborazione con altre reti nazionali.
Perché stanno aumentando
Le ragioni sono numerose e interconnesse:
- Viaggi globali e casi importati - I flussi turistici e di lavoro aumentano la probabilità di importare virus da aree endemiche: basta un caso sintomatico e la presenza del vettore locale per innescare trasmissioni autoctone. L’ECDC documenta questo fenomeno e ha attivato una sorveglianza specifica per la stagione calda.
- Cambiamento climatico - Riscaldamento globale, inverni miti e stagioni più lunghe creano condizioni ottimali per le zanzare “Aedes”. Studi e linee guida dell’OMS e della comunità scientifica mostrano che temperature elevate riducono il tempo di incubazione virale nel vettore e aumentano il rischio di epidemie.
- Urbanizzazione rapida e aree verdi compromesse - La crescita delle aree urbane, unita alla gestione non ottimale delle acque, aumenta i potenziali focolai larvali. La letteratura europea conferma che anche piccoli ristagni possono sostenere la riproduzione dei vettori.
- Aumento dei casi autoctoni in Europa - Dal 2010 a oggi si sono registrati casi autoctoni regolari in Italia, Francia, Spagna e Portogallo. I report ECDC mostrano che nel 2025 l’Italia ha avuto episodi di trasmissione locale di Dengue.
La voce degli esperti
Il Prof. Federico Gobbi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e Direttore Scientifico dell’IRCCS, ha messo in luce un aspetto cruciale: “In un mondo dove viaggi, clima e urbanizzazione cambiano rapidamente, queste malattie si muovono insieme a noi”. Il suo ospedale è centro di riferimento per le malattie tropicali e rappresenta un osservatorio privilegiato per cogliere i segnali precoci delle nuove minacce infettive.
Cosa possiamo fare: prevenzione e consapevolezza
Le autorità sanitarie indicano alcune misure essenziali come evitare le punture attraverso l’uso di repellenti, abiti adeguati, zanzariere, eliminare l’acqua stagnante nelle abitazioni e nei cortili, rivolgersi al medico in caso di febbre dopo un viaggio o durante focolai locali, soprattutto in estate, partecipare alle campagne di disinfestazione quando attivate dai Comuni.