Introduzione
Alcuni nuovi casi nello Stato del Bengala occidentale in India e un centinaio circa di persone in quarantena. Con questi numeri il virus Nipah, altamente letale ed endemico nel Sud-est asiatico, è di recente tornato a impensierire, a causa dei focolai scoppiati nel Paese asiatico. Riaccendendo anche i timori di una possibile e incontrollata diffusione. Presente già nella lista dei virus "attenzionati" da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Nipah rappresenta un patogeno classificato ad "alto rischio" proprio per il suo potenziale epidemico. Al momento, però, "non siamo davanti a una situazione di allarme", hanno sottolineato gli esperti, ma "sono necessarie cautela e massima attenzione"
Quello che devi sapere
Rischio infezione basso: quali sono le precauzioni da adottare
A diramare le linee guida - e un'allerta limitata - sulla possibile diffusione nel Continente del virus è stato il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) Il rischio di infezione per chi dall'Europa "viaggia o risiede nella zona" del Bengala occidentale, in India, è considerato "molto basso", assicura il Centro con sede a Stoccolma. Nonostante questo, raccomanda a chi viaggia nello stato indiano di evitare il contatto con animali domestici o selvatici e i loro fluidi o rifiuti, di non consumare alimenti che potrebbero essere contaminati dai pipistrelli e di non bere il succo di palma da dattero cruda. L'invito è, inoltre, a "lavare, sbucciare e cuocere frutta e verdura prima del consumo per ridurre il rischio di esposizione".
Come si trasmette il virus e quali sono i sintomi
Il virus Nipah è trasmesso all'uomo dagli animali, in particolare dai pipistrelli della frutta - noti come volpi volanti - e può causare febbre e infiammazione cerebrale. Ha un potenziale "epidemico e pandemico" ed è inoltre considerato ad alto tasso di mortalità, compreso tra il 40% e il 75%. Per il governo indiano, tuttavia, la situazione resta al momento gestibile: finora sono stati identificati e sottoposti a test quasi 200 contatti dei casi confermati e tutti rimangono asintomatici e sono risultati negativi al test per l'infezione da virus Nipah.
Quali sono i Paesi che hanno rafforzato i controlli all'ingresso
Nel frattempo, si allarga però il fronte di Paesi del Sud-est asiatico che hanno annunciato di aver rafforzato i controlli negli aeroporti per individuare eventuali segni di infezione tra i passeggeri in arrivo dall'India. Tra questi, Thailandia, Nepal, Cambogia, Vietnam e Pakistan. La via più probabile per l'arrivo del virus Nipah in Europa sarebbe attraverso viaggiatori infetti, ma ad oggi per il Centro europeo rimane un'ipotesi "improbabile", anche se non da escludere. Così come "basso" è considerato anche il rischio di trasmissione successiva a una potenziale importazione, dal momento che i pipistrelli della frutta portatori del virus non sono presenti in Europa. Il virus è stato identificato per la prima volta oltre 25 anni fa in Malesia, poi riconosciuto anche in India per la prima volta nel 2001.
Il numero limitato di casi e perché l'Italia non corre rischi
"Secondo le informazioni riportate dalle autorità indiane" - riferisce l'Ecdc - "entrambi i casi di infezione riguardano operatori sanitari dello stesso ospedale, chehanno avuto contatti durante lo svolgimento delle loro mansioni a fine dicembre 2025". "Il numero limitato di casi e il loro apparente collegamento a un'unica struttura sanitaria suggeriscono che al momento non vi sia alcuna trasmissione comunitaria", sottolineano gli esperti. L'allarme dall'India arriva proprio a ridosso dell'anniversario dei sei anni dalla coppia cinese di Wuhan positiva a Covid-19 e ricoverata allo Spallanzani: l'inizio della pandemia in Italia. "Non siamo di fronte a un nuovo Covid", spiega all'Adnkronos Emanuele Nicastri, direttore dell'Uoc di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell'Inmi Spallanzani di Roma. "Quella causa dal Nipah è una patologia altamente contagiosa che necessità di isolamento ed è autolimitante, ovvero è molto grave. Il ricovero dei primi pazienti presso le strutture ospedaliere, nella fase iniziale dell'epidemia, comporta un rischio di trasmissione tra il personale sanitario. In questa fase, la mancata consapevolezza del rischio porta gli operatori a non adottare le necessarie misure di protezione individuale. Una volta che il personale prende coscienza della situazione, il focolaio tende generalmente a esaurirsi con l'esito clinico dei pazienti, ovvero attraverso la guarigione o il decesso".