Smile House, la rete che cura i bambini con malformazioni volto nella puntata di Health
Salute e BenessereHealth dedica una puntata speciale alla Smile House Fondazione ETS, nata 25 anni fa per prendersi cura gratis di bambini e giovani con malformazioni cranio-facciali. La rete conta oggi 8 centri di eccellenza in Italia, integrati nel Servizio Sanitario Nazionale. Un modello unico che offre chirurgia, logopedia, ortodonzia e supporto psicologico. Il fondatore, prof. Scopelliti, racconta sfide, successi e storie di sorrisi ritrovati. Ospite anche Giovanni Bagnasco, attore con sindrome di Treacher Collins
Health accende i riflettori su una delle realtà più straordinarie della sanità italiana: la Smile House Fondazione ETS, che da 25 anni si prende cura, gratuitamente, di bambini e giovani adulti nati con malformazioni cranio-maxillo-facciali.
Fondata dal Prof. Domenico Scopelliti, la Fondazione ha creato una rete di 8 centri d’eccellenza distribuiti in tutta Italia, integrati nel Servizio Sanitario Nazionale. Il modello Smile House garantisce un percorso completo: dalla diagnosi prenatale fino all’età adulta, con interventi chirurgici, logopedia, ortodonzia, supporto psicologico e formazione continua per gli specialisti.
La fondazione ha curato il 65% dei bambini italiani con labiopalatoschisi
Nel 2023, il 65% dei bambini italiani con labiopalatoschisi è stato trattato in uno di questi centri. Un risultato che testimonia l’efficacia di un approccio multidisciplinare e umano, che punta a ridurre la migrazione sanitaria e a offrire cure di qualità vicino a casa. Durante la puntata, il Prof. Scopelliti racconta la nascita del progetto, le sfide affrontate e i traguardi raggiunti, tra casi “eccezionali” e sorrisi ritrovati.
Accanto a lui, una voce potente e fuori dagli schemi: Giovanni Bagnasco, attore affetto dalla sindrome di Treacher Collins, noto per il ruolo di Ippolito nella serie L’Arte della Gioia. Giovanni ha scelto di non operarsi, trasformando la sua condizione in un atto di libertà e affermazione personale. La sua testimonianza si intreccia con quella della Fondazione, offrendo una riflessione profonda su identità, accettazione e diritto alla cura.