Grassofobia, dalla ballerina del corto Disney Reflect alle origini

Salute e Benessere

Lara Lago

Si sta promuovendo un tipo di corpo insalubre? L'abbiamo chiesto a Sabrina Strings, professoressa di sociologia alla University of California di Irvine 

 

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Il caso

Quando Disney+ ha pubblicato il primo cortometraggio, dal titolo “Reflect”, con protagonista per la prima volta una ballerina con un corpo grasso, l’accoglienza da parte del pubblico si è divisa a metà.

Per molti vedere Bianca, questo il nome della protagonista, danzare per sei minuti con il suo body rosa e il suo corpo non conforme, è stato definito come liberatorio. Altri però hanno invece puntato il dito contro la promozione di un modello fisico poco sano con commenti come: “State normalizzando l’obesità”, “E secondo voi è la strada giusta?”, “Spingiamo i bambini ad essere sedentari e davanti ai cellulari”. E ancora: “Danzare in queste condizioni vuol dire fare fatica e stare male”.

Ma si può essere grassofobici nei confronti di un cartone animato? Queste critiche hanno un fondamento?

 

Parola all'esperta

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Sono le domande che abbiamo fatto a Sabrina Strings, assegnista di ricerca alla Chancellor's Fellow e professoressa associata di sociologia alla University of California di Irvine, nonché una delle più grandi ricercatrici contemporanee sui fat studies, gli studi accademici legati ai corpi grassi.

Nel suo libro, edito da Mar dei Sargiassi, dal titolo “Fatfobia” racconta come le origini della grassofobia, ovvero lo stigma nei confronti dei corpi grassi, vadano molto indietro e siano da ricercare addirittura nel razzismo. Dietro alle critiche alla salute di un corpo grasso quindi si nasconderebbe più una volontà ad avere un corpo disciplinato.

“Ogni volta che riteniamo di poter valutare lo stato di salute di un individuo semplicemente osservandolo, in realtà finiamo per incappare in concetti di eugenetica, ovvero l'idea che sia possibile generare corpi migliori a partire da teorie scientifiche di carattere razziale – ci ha spiegato la professoressa Strings - Ciò non è casuale, perché effettivamente la spiegazione dell'idea che l'essere grassi sia un problema affonda le proprie radici nella medesima "scienza della razza". 

“In Occidente, la grassofobia nasce approssimativamente intorno al XVIII secolo. Precedentemente, nei dipinti dei maestri rinascimentali troviamo infatti numerosi esempi di splendidi soggetti femminili, sensuali e abbondanti, considerati la quintessenza della bellezza. Un gran numero di tali artisti proveniva proprio dall'Italia, come Raffaello. Quindi sappiamo per certo che, in epoca rinascimentale, le belle donne erano formose, in carne”.

“Eppure nel XVIII secolo, soprattutto a causa di teorie scientifiche su base razziale e del traffico di esseri umani portato avanti con la tratta degli schiavi, è venuta fuori una nuova economia della bellezza, che sembrava suggerire: “Sai cosa, gli europei bianchi sono razionali e disciplinati, quindi rappresentano il tipo di individuo più adatto a stabilire cosa definisca un buon cittadino”. Allo stesso tempo si riteneva che gli individui neri fossero voluttuosi, preda di appetiti carnali quali fame e sesso.

Di conseguenza, secondo i sostenitori delle teorie basate sulla razza, i neri erano più inclini a ingrassare, mancando della disciplina attribuita agli europei bianchi. L’origine di tutta la discriminazione sui corpi nasce proprio qui”.

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