HIV, nuove cure presentate a Bergamo: parla l’infettivologo Di Perri. VIDEO

Salute e Benessere

Raffaella Cesaroni

Mille gli specialisti che si sono incontrati per un focus sulle strategie terapeutiche contro l'Hiv. L'epidemia non è ancora finita, ma negli ultimi quarant'anni la ricerca ha raggiunto risultati fondamentali e di Aids, grazie alle cure innovative, non si muore più

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A 40 anni dalla sua comparsa nella letteratura scientifica, l’HIV è ancora un virus che colpisce milioni di persone nel mondo: solo in Africa si infettano ancora ogni anno 1 milione e mezzo di persone. E in Italia? Risponde alle nostre domande il Professor Giovanni di Perri, direttore malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, una delle voci più autorevoli ed ascoltate durante le fasi più acute della pandemia da Covid-19.

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“In Italia si stimano tra i 100mila e i 150mila sieropositivi. Si tratta di un numero che cresce meno di un tempo proprio grazie alle terapie – spiega il Professore. Il modo di infettarsi è cambiato in molti Paesi, in Italia in particolare. Oggi abbiamo perso gran parte del rischio legato alla tossicodipendenza per via venosa, il rischio è soprattutto sessuale. Ci si continua ad infettare ed è un’infezione largamente asintomatica, di cui uno non ha coscienza per cui può trasferirla al prossimo. In questi ultimi due anni, poi, c’è stata una sotto notifica importante perché i luoghi sanitari erano meno accessibili per via della pandemia stessa, per cui abbiamo registrato numeri inferiori rispetto alla realtà. Comunque, le prospettive sono più favorevoli rispetto al passato” – ci dice. 

A Bergamo ICAR - Italian Conference on AIDS and Antiviral Research

L’obiettivo di arrivare al vaccino ancora non è stato raggiunto, ma in 40 anni la ricerca ha consentito di mettere a punto terapie talmente efficaci che di AIDS, la malattia che il virus HIV scatena, non si muore più. Per parlare delle recenti novità sulla lotta all’HIV mille specialisti si sono visti a Bergamo per ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research“Da Icar emerge un bilancio favorevole relativo alla storia della ricerca sull’HIV – racconta il Professor Di Perri. Si partiva senza terapia, si è arrivati ad una prima terapia competente nel 1996, con tre farmaci e una presa che era di tre volte al giorno: mattina, pomeriggio e sera, 26 compresse. Farmaci non facilmente tollerabili, farmaci con molte interazioni farmacologiche con altri farmaci. Oggi – dice - siamo ad una terapia che si può riassumere addirittura in una singola compressa e se iniziata precocemente da’ un risultato di attesa di vita di un soggetto con infezione da HIV che è prossimo a quella della popolazione generale. E’ chiaro che è una terapia permanente. Il virus non è eradicato, è dentro di noi e se interrompiamo la terapia il virus si riattiva e riprende il suo nefasto decorso. E’ importante oggi fare diagnosi tempestiva” – chiarisce e aggiunge: “Oggi abbiamo anche gli iniettabili, che prevedono una presa ogni due mesi e tra poco tempo avremo degli iniettabili che si presume possano essere assunti ogni 6 mesi, il che semplifica la vita di tutti. Si guarda al futuro con ottime prospettive, la terapia non solo assicura la salute all’individuo, ma lo rende non contagioso al prossimo e questo è un risultato di salute pubblica ragguardevole”.

L'impegno di Gilead nella ricerca sull'HIV

Di HIV si occupa sin dagli anni ’80 Gilead, che per prima ha lanciato farmaci a singola assunzione e oggi lavora allo sviluppo di nuovi trattamenti long- acting, con l’obiettivo di trovare una cura alla malattia attraverso approcci innovativi. Quella sul virus dell’HIV è una ricerca continua che ha dato grandi risultati anche per la lotta e la cura di altri virus e altre malattie. “Sono stati trent’anni di ricerca clinico-sperimentale straordinari, che non solo hanno portato l’HIV a una gestione semplice e ancor più semplificabile in futuro, ma ha prodotto una conoscenza che ci ha permesso di sviluppare i farmaci per l’epatite C, un problema terapeutico oggi completamente risolto – dice il Professor Di Perri. Ci siamo accorti anche di come in pochi mesi abbiamo potuto sviluppare, sperimentare, impiegare i farmaci contro il Covid. In sostanza si è creato quell’humus di ricerca molecolare che ha permesso soluzioni per altre malattie e così sarà anche in futuro”.

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