Frutta, un nanosensore può riconoscere i pesticidi in 5 minuti

Salute e Benessere
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Lo ha sviluppato e messo a punto un team di ricercatori, guidati dagli esperti dell’Istituto Karolinska di Stoccolma. Il dispositivo, hanno detto gli studiosi, “dovrà essere validato da studi più ampi, ma abbiamo fornito una prima prova pratica dell’applicabilità di questi sensori su larga scala per la sicurezza alimentare”

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Sviluppato da un team di ricercatori, coordinati dagli esperti dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, è stato messo a punto un nuovo nano-sensore che ha la capacità di riconoscere le tracce dei pesticidi presenti sulla frutta nell’arco di soli 5 minuti, evitando così i possibili rischi per la salute derivanti dal consumo di queste sostanze nocive. Il dispositivo, al centro di uno studio pubblicato sulla rivista “Advanced Science”, è economico e semplice da produrre, tutte caratteristiche che, secondo gli studiosi, lo potrebbero rendere di uso comune in negozi e supermercati con l’obiettivo di monitorare la qualità della frutta venduta ai consumatori.

Nanoparticelle di argento riscaldate

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Per arrivare a sviluppare il nanosensore i ricercatori, guidati da Haipeng Li, si sono serviti delle caratteristiche di una potente tecnica di rilevamento, capace di aumentare di oltre un milione di volte i segnali provenienti dalle biomolecole che si intende scovare. Si tratta, hanno riferito gli studiosi coinvolti nello studio, di una tecnologia già utilizzata in diversi ambiti della ricerca, i cui elevati costi di produzione e la limitata riproducibilità ne hanno però fino ad oggi impedito l’applicazione nel campo della sicurezza alimentare, di cui proprio oggi 7 giugno ricorre la Giornata mondiale. Per ovviare a queste difficoltà, i ricercatori hanno individuato una modalità più economica per ottenere lo stesso risultato, focalizzando la loro attenzione su alcune nanoparticelle di argento riscaldate e poi spruzzate su una superficie di vetro. Processo che ha permesso di creare un rivestimento metallico sul dispositivo, modificando poi la distanza fra le singole nanoparticelle con il fine di aumentarne la sensibilità.

I test con un insetticida

Una volta messo a punto il nanosensore, i ricercatori lo hanno testato con il “parathion”, un insetticida altamente tossico che veniva impiegato in agricoltura ma che oggi è vietato o molto limitato nella maggior parte dei Paesi del mondo. I residui del pesticida, nell’ambito dei test, sono stati prelevati dalla frutta con un batuffolo di cotone, in seguito immerso in una soluzione che permette di liberare le molecole dell’insetticida. Quindi, facendo venire a contatto questa soluzione con il sensore, si arriva al responso definitivo in pochi minuti. Secondo Li, questa tecnologia “dovrà essere validata da studi più ampi, ma abbiamo fornito una prima prova pratica dell’applicabilità di questi sensori su larga scala per la sicurezza alimentare”.

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