Disturbi alimentari, dall'Iss la prima mappatura dei centri di cura in Italia

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Nel nostro Paese le strutture dedicate alla cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono 48 al Nord, 14 al Centro e 29 tra Sud e le Isole. In totale, ad essere impegnati in questi centri, ci sono 963 professionisti. Sono alcuni dei dati relativi al censimento che l’Istituto Superiore di Sanità ha prodotto “al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell'intervento”

Una piattaforma sul web, “interattiva e aggiornabile in tempo reale”, dove sono censiti tutti i centri italiani dedicati alla cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). E’ ciò a cui si è arrivati grazie al progetto “MA.NU.AL” che il Ministero della Salute ha affidato al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta, spiega l’Iss, del “primo censimento in Italia dei servizi ambulatoriali, residenziali e semi-residenziali appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale” che, a partire proprio da quest’anno, coinvolgerà anche “le strutture del privato accreditato”.

Alcuni dati relativi al censimento

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In base a quanto recensito alla data del 31 dicembre 2021, la mappatura vanta 91 strutture sparse su tutto il territorio nazionale. Si tratta, come spiega un comunicato diffuso dall’Iss, di 48 centri al Nord, 16 dei quali solo in Emilia-Romagna, 14 al Centro e 29 tra Sud e le Isole. In totale, ad essere impegnati in queste strutture, sono 963 i professionisti coinvolti tra psicologi (24%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%). Tra le figure impegnate ci sono anche gli educatori professionali (8%), i medici di area internistica e pediatri (5%), i medici specialisti in nutrizione clinica e scienza dell'alimentazione (5%), i tecnici della riabilitazione psichiatrica (3%), gli assistenti sociali (2%) ed infine i fisioterapisti (1%) e gli operatori della riabilitazione motoria (1%). Attualmente, spiega ancora la nota, risultano in carico “al 65% dei centri censiti oltre 8.000 utenti”. Tra loro, poco meno di 3.000 sono in carico da più di 5 anni e soltanto nell’ultimo anno di riferimento, ovvero il 2020, hanno effettuato una prima visita circa 4.700 pazienti. Come è composta l’utenza? Nella maggior parte dei casi è di genere femminile (90%), mentre solo il 10% sono uomini. Il censimento ha potuto segnalare, ancora, come il 59% degli utenti abbiano tra i 13 e 25 anni di età, mentre il 6% ha meno di 12 anni. Rispetto alle diagnosi, “l’anoressia nervosa è rappresentata nel 42,3% dei casi, la bulimia nervosa nel 18,2% e il disturbo di binge eating nel 14,6%”.

Una mappa delle risorse presenti sul territorio

Come riferito da Roberta Pacifici, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’Iss, il progetto “nasce con lo scopo di offrire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie e agli operatori sanitari che se ne occupano una mappa delle risorse presenti sul territorio e della loro offerta assistenziale, per facilitarne conoscenza ed accesso”. L’emergenza Covid, pur avendo manifestato effetti significativi sulle persone che soffrono di tali disturbi, “non ha, però, fermato la lotta ai DCA”, ha aggiunto l’esperta. L’impegno comune “per indirizzare le strategie politiche e di intervento pubblico” non si è arrestato e per questo, “il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno ritenuto più che mai di fondamentale importanza la disponibilità di un ‘primo riferimento’ e, a tal fine, hanno fortemente sostenuto la mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura dei DCA al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell'intervento”, ha poi concluso.

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