Oslo in 111 a cena: in 80 hanno contratto il Covid, almeno 17 casi di variante Omicron

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È quanto emerso da un'indagine condotta dal Norwegian Institute of Public Health su un focolaio di coronavirus rilevato dopo una festa in un locale della capitale norvegese

 

80 dei 111 partecipanti a una cena pre natalizia tenutasi nel quartiere Aker Brygge di Oslo a fine novembre sono risultati positivi al Covid-19. In almeno 17 casi la variante riscontrata dal sequenziamento dei test è stata la Omicron. È quanto riferisce il Norwegian Institute of Public Health, che ha condotto un'indagine su un focolaio di coronavirus Sars-Cov-2 rilevato dopo una festa in un locale della capitale norvegese. La maggior parte dei partecipanti alla cena aveva un'età compresa tra 30 e 50 anni e ha riferito di aver ricevuto la seconda dose di vaccino anti-Covid nel periodo maggio-novembre 2021. (COVID: LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

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Dallo studio è emerso che il 73% dei 111 partecipanti alla cena sono poi risultati positivi al coronavirus: su 17 tamponi è stata rivelata la variante Omicron. Come riporta la fonte, un'indagine epidemiologica più approfondita è ancora in corso, "ma si presume che la maggior parte dei contagiati siano stati infettati dalla variante Omicron del coronavirus Sar-CoV-2". Tutti gli 80 positivi, tranne uno, hanno riportato sintomi come febbre, tosse, mal di gola e mal di testa, ma nessuno ha avuto bisogno del ricovero in ospedale. Otto dei positivi avevano viaggiato in altri Paesi europei ed africani nelle due settimane precedenti alla cena. Inoltre, l'infezione da Sars-Cov-2 è stata rilevata in più di 60 persone presenti nel ristorante la stessa sera della cena natalizia. I risultati preliminari dell'indagine sembrano confermare la capacità di Omicron non solo di essere più contagiosa di Delta, ma anche di aggirare la protezione conferita dai vaccini.
Questi eventi, secondo Giorgio Gilestro, ricercatore dell'Imperial College di Londra, "sono utili per calcolare non tanto la severità dei sintomi ma la capacità del virus di girare in ambienti reali e di stimare l'attack rate, cioè quante persone si infettano viste condizioni favorevoli al contagio". "Considerando che erano quasi tutti vaccinati e giovani, i numeri non sono incoraggianti. Altri 60 che capitavano al ristorante per caso si sono anche infettati. Mi aspetto protezione dai sintomi più severi ma il virus ha il potenziale di infettare i vaccinati e quindi un ha bacino di suscettibili 10 volte più alto di Delta. Se anche fosse più lieve, il rischio di mettere sotto stress il sistema sanitario esiste ed è il problema principale", ha concluso il ricercatore.

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