Fibromialgia, oltre 500mila pazienti colpiti da forme gravi in Italia

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Lo hanno sottolineato gli esperti della Società Italiana di Reumatologia (Sir), in occasione del 58esimo congresso nazionale. Si tratta di “una sindrome da sensibilizzazione centrale che si caratterizza per un forte dolore muscolo scheletrico diffuso”, ha spiegato Fausto Salaffi, professore associato di reumatologia presso l’Università Politecnica delle Marche. Nel nostro Paese coinvolge oltre 1 milione e 200 mila uomini e donne

In Italia poco più della metà dei pazienti affetti da fibromialgia “presenta livelli di severità grave o molto grave. Si tratta di oltre 500mila uomini e donne per i quali la malattia è particolarmente dolorosa ed invalidante”. Lo hanno segnalato gli esperti della Società Italiana di Reumatologia (Sir), in occasione del 58esimo congresso nazionale che si è aperto proprio oggi. Si tratta di “una sindrome da sensibilizzazione centrale che si caratterizza per un forte dolore muscolo scheletrico diffuso”, ha spiegato Fausto Salaffi, professore associato di reumatologia presso l’Università Politecnica delle Marche e responsabile nazionale del registro di fibromialgia. “E’ caratterizzata anche da una serie di sintomi e segni clinici che in qualche modo predispongono il malato ad una pessima qualità di vita. I più diffusi e frequenti sono alterazione del sonno, cefalea e disturbi gastrointestinali”, ha aggiunto. Nel nostro Paese, ha confermato l’esperto, la patologia interessa oltre 1 milione e 200 mila uomini e donne.

L’importanza del registro nazionale

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Per questa categoria di pazienti, si legge poi in una nota della Sir, “è necessario che la patologia sia subito inserita nei Livelli Essenziali d’Assistenza (Lea)”. E’ questo l’appello che ha voluto lanciare la Società Scientifica, già da anni impegnata in un dialogo con le istituzioni sulla malattia, per cui due anni fa è stato attivato anche un registro nazionale. Ad oggi, in quest’ottica, sono stati raccolti i dati relativi a 4.022 persone reclutate in diversi 45 centri specializzati attivi sull’intero territorio nazionale. “Abbiamo voluto realizzare uno strumento fondamentale per pazienti, medici e istituzioni”, ha riferito il professor Roberto Gerli, presidente nazionale di Sir. “Il registro attualmente è il primo al mondo per numero di malati coinvolti e permette di svolgere ricerche medico-scientifiche. Possiamo migliorare la conoscenza della storia naturale della malattia, definire l’intervallo di tempo tra l’esordio dei sintomi e la diagnosi, monitorare ed aggiornare il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale”, ha detto.

L’utilizzo della telemedicina

Secondo gli esperti, tra l’altro, la fibromialgia “potrebbe essere gestita anche ricorrendo alla telemedicina”, ha continuato Gerli. Si tratta di una frontiera che rappresenta “una preziosa risorsa ed è anche l’unica modalità che consente la territorializzazione di certi servizi sanitari e la possibilità di raggiungere i pazienti a domicilio da remoto”. E può diventare ancora più importante oggi che “le infezioni da Covid-19 stanno nuovamente crescendo a ritmi sostenuti”. In quest’ottca, ha concluso il presidente di Sir, “vanno perciò potenziate tutte quelle tecnologie che permettono di gestire i malati senza dover per forza ricorrere ad attività ambulatoriali tradizionali”. Per i pazienti, intanto, è già attiva la piattaforma web di telemedicina iARPlus che sta coinvolgendo 44 centri di reumatologia sparsi su tutto il territorio nazionale.

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