Covid, Abrignani: "Terza dose? Si fa con la maggioranza dei vaccini"

Salute e Benessere
NUOVO ISTITUTO DI GENETICA MOLECOLARE ROMEO ED ENRICA INVERNIZZI, ALL' INTERNO DEL POLICLINICO, DIRETTORE PROFESSORE SERGIO ABRIGNANI (Milano - 2013-10-15, Maurizio Maule) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Lo ha dichiarato Sergio Abrignani, immunologo del Comitato Tecnico Scientifico a "Il Bollettino". I vaccini generalmente "hanno bisogno di tre dosi perché le prime due dosi servono a indurre una forte risposta immunitaria, che però se non è seguita da una terza dose spesso inizia a decadere dopo pochi mesi", ha aggiunto

 

I sintomi del Long Covid e l'importanza delle terza dose di vaccino anti-Covid. Sono alcuni dei principali temi affrontati da Sergio Abrignani, immunologo del Comitato Tecnico Scientifico, in un'intervista a "il Bollettino".  
"La terza dose si fa con la maggioranza dei vaccini, non è una particolarità di questo per il Covid-19", ha dichiarato, argomentando a favore della dose "booster" per tutti. (COVID: LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

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L'immunologo ha spiegato che la terza dose "viene effettuata generalmente a 6/12 mesi dall’ultima per innescare una memoria a lungo termine".
Dopo due dosi, infatti, "si riduce la forte risposta protettiva, in genere è così con tutti i vaccini che facciamo anche fare ai nostri figli: hanno bisogno di tre dosi perché le prime due dosi servono a indurre una forte risposta immunitaria, che però se non è seguita da una terza dose spesso inizia a decadere dopo pochi mesi", ha aggiunto.

"Long Covid? Una situazione che aumenta con l’età"

Quanto al Long Covid-19, ovvero l’insieme dei disturbi e delle manifestazioni cliniche che talvolta persistono dopo l’infezione, Abrignani ha sottolineato che "quando si risolve l’infezione in alcuni casi ci possono essere delle sequele". Si tratta, ha osservato, di "una situazione che aumenta con l’età: non c’è un completo ritorno alla normalità, rimane un po’ di fibrosi che prima non c’era, di solito al polmone essendo una malattia respiratoria ma può esserci anche a livello renale". Il long Covid-19, però, "si diagnostica quando è sintomatico, cioè quando ci sono manifestazioni che danno fastidio".

"In Italia siamo messi bene"

Quanto alla situazione epidemiologica dell'Italia, l'immunologo esclude, almeno per il momento, l'ipotesi di ulteriori lockdown. "Secondo i nostri dati attuali siamo messi bene", questa situazione però non è la normalità, "in un anno abbiamo avuto 131.000 mila morti. Durante la seconda guerra mondiale in tutta Italia, tra il 40 e il 45, sono morte 440.000 persone. Il Covid-19 è stata una cosa epocale", ha concluso.

 

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