Iodio in gravidanza, i possibili rischi associati a un basso consumo: lo studio

Salute e Benessere

Secondo una ricerca dell'Università dell'Australia Meridionale la carenza di iodio in gravidanza potrebbe incidere sullo sviluppo di alcune capacità intellettive del bambino, come il linguaggio e la memoria

La carenza di iodio in gravidanza potrebbe esercitare un impatto sullo sviluppo del cervello nei bambini, sia nell'utero materno che dopo la nascita, andando ad incidere sullo sviluppo di alcune capacità intellettive come il linguaggio e la memoria. A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell'Università dell'Australia Meridionale, che ha analizzato i rischi per la salute dei neonati correlati a una scarsa assunzione di iodio in gravidanza.

Lo studio nel dettaglio

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Per compiere lo studio, descritto nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Journal of Environmental Research and Public Health, il team di ricerca ha analizzato un campione composto da future mamme con una dieta vegana o onnivora. Entrambi i gruppi assumevano meno dei 100 grammi per litro di iodio raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità.
"È stato dimostrato che una carenza di iodio da lieve a moderata influisce" nel bambino "sullo sviluppo del linguaggio, sulla memoria e sulla velocità di elaborazione mentale", ha spiegato Jane Whitbread, coordinatrice dello studio. "Durante la gravidanza - ha aggiunto - il fabbisogno di iodio aumenta e si consiglia un supplemento di 150 microgrammi prima del concepimento e durante la gravidanza. Sfortunatamente, la maggior parte delle donne non assume integratori di iodio prima del concepimento. È importante consumare una quantità adeguata di iodio, soprattutto durante gli anni riproduttivi".   

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L'importanza di una corretta alimentazione in gravidanza è stata anche al centro di recente studio condotto dai ricercatori dell'University College di Dublino, dal quale emerso che una cattiva alimentazione avrebbe la capacità di aumentare il rischio di obesità nel nascituro, soprattutto intorno ai dieci anni di età. Ipotesi che necessita di ulteriori conferme, ma che conferma come la dieta materna influenzi la gravidanza e gli esiti del parto. Gli studiosi hanno analizzato i dati provenienti da 16.295 coppie madre-figlio, inserite in sette coorti di nascita europee. Ciò che è emerso dopo aver incrociato tutti i dati a disposizione, hanno raccontato i ricercatori, è “che i bambini nati da mamme che hanno una dieta di peggiore qualità in gravidanza hanno una maggiore probabilità di essere obesi o di avere un eccesso di massa grassa in tarda infanzia”.

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