Sclerosi multipla, svolta nella ricerca: cellule sono sane ma danneggiate da infiammazione

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La scoperta pubblicata sulla rivista Science Advances in due studi internazionali nati dal programma BRAVEinMS dell'Università Vita-Salute San Raffaele: le cellule finora indicate come danneggiate sono invece compromesse dall'infiammazione dell'ambiente in cui si trovano. Il coordinatore Martino: "La sclerosi multipla è sempre stata considerata una malattia che peggiora perché le cellule non riescono più a produrre mielina funzionante”, ma i nuovi risultati indicano “non sono difettose in sé”

Una svolta nella ricerca sulla sclerosi multipla apre nuove strade sia per comprendere la malattia, sia per mettere a punto nuove cure. La scoperta - pubblicata sulla rivista Science Advances in due studi internazionali nati dal programma BRAVEinMS, coordinato da Gianvito Martino, prorettore alla ricerca e alla terza missione dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - per la prima volta indica che le cellule finora indicate come responsabili della malattia perché danneggiate sono invece sane, ma la loro attività è compromessa dall'infiammazione dell'ambiente in cui si trovano.

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Le cellule in questione sono quelle che producono la sostanza che riveste e protegge le connessioni fra le cellule nervose, la mielina, e i nuovi dati indicano che sono indistinguibili nelle persone con la malattia e in quelle sane. I nuovi risultati confermano quelli di una ricerca pubblicata lo scorso settembre dagli stessi ricercatori sulla rivista Acta Neurologica e sono stati ottenuti facendo regredire nello sviluppo cellule nervose prelevate da tre persone con la sclerosi multipla e da tre persone sane. Si sono ottenute così delle cellule immature, chiamate “staminali pluripotenti indotte”, ed è emerso che erano indistinguibili fra loro, mentre la loro capacità di produrre la mielina era compromessa solo quando le cellule si trovavano a contatto con cellule infiammatorie.

“Le cellule che producono mielina delle persone con sclerosi multipla non sono difettose”

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"Si tratta di una svolta importante nella comprensione dei meccanismi alla base della sclerosi multipla", ha osservato Martino. "La sclerosi multipla - ha proseguito Martino - è sempre stata considerata una malattia della mielina, cioè una malattia che peggiora progressivamente proprio perché le cellule che producono mielina (gli oligodendrociti) non riescono più a produrne di funzionante. La causa di tutto ciò si era pensato potesse essere dovuta ad un difetto intrinseco degli oligodendrociti". I nuovi risultati indicano adesso "che non è così - ha rilevato Martino - e che le cellule che producono mielina delle persone con SM non sono difettose in sé, anzi sono in grado di produrre mielina sana e funzionante. È l'ambiente infiammato in cui si trovano che ne condiziona l'efficienza rigenerativa”.

Il programma internazionale di ricerca

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L’obiettivo del programma internazionale che Martino dirige, sostenuto dalla Progressive MS Alliance (PMSA) con il contributo dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) con la sua Fondazione, è sviluppare nuove terapie per la sclerosi multipla con il contributo di otto centri di ricerca. Ai due studi appena pubblicati hanno contribuito, con il San Raffaele, University Hospital di Münster, Icm (Institut du Cerveau et de la Moelle épinière, l'Hôpital Pitié Salpêtrière) e McGill University di Montreal.

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