Da una proteina nuovo possibile trattamento contro sclerosi multipla

Salute e Benessere

I risultati di un nuovo studio, pubblicati su Science Translational Medicine, potrebbero portare a una nuova strategia di trattamento per questa malattia neurologica e altre condizioni caratterizzate da infiammazione cronica, tra cui la psoriasi, il morbo di Crohn e l'artrite reumatoide

Un team di ricercatori del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas, analizzando il ruolo della proteina Reelin, scoperta nel 1997 e che (in età adulta) aiuta a formare le connessioni tra le cellule cerebrali, sono riusciti a dimostrare che i livelli di Reelin circolanti potrebbero essere correlati alla gravità e agli stadi della sclerosi multipla. Gli esperti ipotizzano che abbassare i suoi livelli potrebbe essere un nuovo modo per trattare la malattia. 

I risultati, pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Science Translational Medicine, potrebbero portare a una nuova strategia di trattamento per questa malattia neurologica e altre condizioni caratterizzate da infiammazione cronica, tra cui la psoriasi, il morbo di Crohn e l'artrite reumatoide. 

 

Lo studio nel dettaglio 

 

Nel corso dello studio, gli esperti studiando Reelin e le sue funzioni hanno inizialmente scoperto che la proteina, prodotta in grandi quantità nel fegato, sembra regolare la produzione delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, incaricate di catturare i monociti circolanti, un tipo di cellula immunitaria che induce l'infiammazione. Riducendo Reelin in modelli animali, i ricercatori hanno notato che anche i livelli di queste cellule di adesione sono diminuiti, impedendo loro di catturare i monociti e di causare infiammazione.

 

Test sui topi: risultati

 

In un successivo studio condotto sui topi affetti dalla Eae, l'encefalomielite autoimmune sperimentale (una condizione che imita la sclerosi multipla umana) i ricercatori del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas hanno scoperto che l'eliminazione di questa proteina ha alleviato (e in alcuni casi eliminato totalmente) la paralisi tipica della malattia. Questi effetti, come spiegato dagli esperti sulle pagine della rivista specializzata “sembrano derivare dalla mancanza di adesione dei monociti sulle pareti dei vasi sanguigni: una condizione che ha impedito l'ingresso nel sistema nervoso centrale”.

I risultati suggeriscono che ridurre la capacità delle cellule immunitarie di accumularsi e causare infiammazioni, alterando i livelli della Reelin, potrebbe rappresentare una nuova strategia per il trattamento dei pazienti con sclerosi multipla.

"Pensiamo di poter utilizzare questo intervento per una vasta gamma di malattie infiammatorie che sono state difficili da affrontare terapeuticamente", spiega Joachim Herz, direttore del Southwestern Medical Center. "Siamo ora in fase di test su modelli animali per queste malattie umane. In preparazione per futuri studi clinici sull'uomo, stiamo anche lavorando all’”umanizzazione” di un anticorpo monoclonale in grado di eliminare Reelin dal sangue umano".

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