Covid-19, verso accordo per tamponi rapidi da medici famiglia

Salute e Benessere

Secondo quanto riporta Ansa, se il test sarà eseguito nello studio del professionista è prevista una remunerazione per i medici di base di 18 euro. La firma dell’intesa dovrebbe arrivare in serata

Per decongestionare il sistema di testing e riuscire a individuare tempestivamente i nuovi contagi da coronavirus, presto sarà possibile sottoporsi ai tamponi rapidi nello studio dei medici di base. 

Se il test sarà eseguito nello studio del professionista è prevista una remunerazione per i medici di base di 18 euro, che dovrebbe scendere a 12 euro se il tampone rapido sarà effettuato in una struttura delle asl. Il costo dei test sarà a carico dello Stato e non del paziente. Questo sarebbe quanto previsto dall’accordo, attualmente ancora in via di definizione, per i tamponi rapidi per il Covid-19 negli studi dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta. I sindacati dei medici sono stati convocati nel pomeriggio di oggi, 27 ottobre, dalla Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) per discutere sui termini dell’accordo. 

Medici ed infermieri nel reparto di terapia intensiva dellÕospedale Policlinico Tor Vergata, in video chiamata durante lÕemergenza per il Covid-19 Coronavirus, Roma, 11 aprile 2020. ANSA/ANGELO CARCONI
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L’accordo dovrebbe essere siglato in serata 

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La firma dell’intesa d’emergenza per i tamponi rapidi per il Covid-19 negli studi dei medici di famiglia dovrebbe arrivare in serata. 

Secondo quanto appreso dall'ansa, sarebbero stati stanziali 30 milioni di euro a questo scopo. 

Il testo confluisce nell'Accordo collettivo nazionale stralcio (il contratto di lavoro dei medici convenzionati) e potrebbe prevedere l'obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi.

Tuttavia, secondo quanto riporta la fonte, i sindacati avrebbero chiesto che l'adesione sia esclusivamente su base volontaria. Vi sarebbero state invece delle modifiche del testo iniziale in relazione agli strumenti per la diagnostica che verranno consegnati dalle Regioni agli studi medici: non sarebbero più a carico dei professionisti la formazione e la manutenzione delle apparecchiature.

 

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Mentre prosegue la trattativa tra i medici di famiglia ed il Governo, nel pomeriggio di oggi, 27 ottobre, nel corso di una conferenza stampa organizzata dallo stesso Ministero insieme all'Istituto Superiore di Sanità, per fare il punto della situazione a proposito dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese, Gianni Rezza, il direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, ha sottolineato come a fronte dell’incremento dei casi di coronavirus nella Penisola le terapie intensive siano ancora sotto il livello di guardia. 

"Oggi ci troviamo in una situazione diversa da marzo, noi eravamo i primi a sperimentare la pandemia, oggi altri Paesi fanno da battistrada e noi li osserviamo con grande attenzione”, ha spiegato. “Questo perchè a marzo altri hanno imparato dalla nostra esperienza, noi oggi possiamo capire dove potrebbe andare l'epidemia se non adottiamo determinate misure".

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