Covid, 80 esperti bocciano l’immunità di gregge: “Non ferma il virus”

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In una lettera pubblicata su The Lancet, gli scienziati spiegano che esperti il modo migliore per tenere sotto controllo la diffusione dell’agente virale ed evitare altri lockdown è mettere in atto delle precise regole da rispettare

Ottanta scienziati hanno bocciato l’idea di arrestare il coronavirus raggiungendo l’immunità di gregge, definendola un errore pericoloso, non supportato da alcuna evidenza scientifica. Per gli esperti il modo migliore per tenere sotto controllo la diffusione dell’agente virale ed evitare altri lockdown è mettere in atto delle precise regole da rispettare. A riassumere il punto di vista di questo gruppo eterogeneo composto da epidemiologi, pediatri, virologi e psicologi è la lettera aperta “John Snow Memorandum”, pubblicata sulla rivista The Lancet. Il contenuto della missiva sarà presentato nel dettaglio al 16esimo World Congress on Public Health.

L’inefficacia dell’immunità di gregge

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Gli esperti spiegano che raggiungere l’immunità di gregge non basterebbe a fermare il coronavirus, che tornerebbe più volte in nuove ondate ripetute. Vari studi, infatti, indicano che l’immunità post infezione al Sars-CoV-2 dura solo pochi mesi e che il rischio di un secondo contagio non è remoto. “Servono con urgenza efficaci misure di controllo della trasmissione del virus, affiancate da programmi sociali ed economici per aiutare i più vulnerabili e combattere le iniquità amplificate dalla pandemia”, spiegano gli scienziati nella lettera pubblicata su The Lancet.

La durata limitata dell’immunità a Sars-CoV-2

A evidenziare la durata limitata dell’immunità al Sars-CoV-2 è anche un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Amsterdam e pubblicato sulla rivista Nature Medicine. Sotto la guida di Lia van der Hoek, gli esperti hanno analizzato la frequenza con cui si verificano le infezioni stagionali di altri quattro ceppi di coronavirus (HCoV-NL63, HCoV-229E, HCoV-OC43 e HCoV-HKU1), monitorando per 35 anni 10 individui sani. Misurando gli aumenti degli anticorpi contro la proteina nucleocapside per ogni coronavirus stagionale, considerati come un segnale di una nuova infezione, hanno dimostrato che le reinfezioni con lo stesso agente virale si verificano frequentemente circa un anno dopo l'infezione iniziale. “I risultati ottenuti suggeriscono che potrebbe essere necessaria cautela quando si fa affidamento su politiche che richiedono l’immunità a lungo termine, come la vaccinazione o l’infezione naturale per raggiungere l’immunità di gregge”, spiegano i ricercatori.

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