Coronavirus, la rassicurazione dell’Oms: “Il nostro cibo è sicuro”

Salute e Benessere

A dichiararlo è stato Mike Ryan, il direttore del programma emergenze dell’Oms. L’esperto ha sottolineato che non ci sono prove del fatto che la catena alimentare partecipi alla trasmissione del virus

Nel corso di alcuni test, le autorità sanitarie di Shenzhen hanno riscontrato la presenza del coronavirus Sars-CoV-2 (segui la DIRETTA di Sky TG24) in alcune alette di pollo surgelate importate dal Brasile. Mike Ryan, il direttore del programma emergenze dell’Oms, ha affrontato la questione durante un briefing. “Dal punto di vista del coronavirus, il nostro cibo è sicuro. Non c’è nessuna prova che la catena alimentare partecipi alla trasmissione del virus”, ha spiegato l’esperto. “Ci sono tanti altri motivi per cui la nostra catena alimentare deve essere controllata e deve essere sicura, ma dal punto di vista del coronavirus le persone non devono avere paura del cibo, delle confezioni o della consegna”, ha aggiunto Ryan.

Testate le persone entrate in contatto con i prodotti contaminati

 

Dopo aver riscontrato la presenza del coronavirus nelle alette di pollo surgelate, le autorità sanitarie cinesi hanno rintracciato le persone che sono entrate in contatto con i prodotti contaminati e le hanno sottoposte ai test antivirus, che sono risultati tutti negativi. Il lotto contaminato, come indicato dal numero di registrazione, proveniva da uno stabilimento della Aurora Alimentos, nello stato brasiliano meridionale di Santa Catarina. Non si è trattato di un caso isolato: lo scorso martedì è stato reso noto sul social media Weibo che tre campioni di imballaggi pesce congelato importato sono risultati positivi al Covid-19 a Yantai, una città settentrionale della provincia di Shandong. Ieri, invece, la tv statale Cctv ha riferito che l'esterno di una confezione di gamberetti congelati in Ecuador è risultato infettato in un ristorante a Wuhu, città nella provincia di Anhui. Il confezionamento dei gamberetti dell'Ecuador è risultato positivo anche a Xi'an, sempre secondo la tv di Stato. Risale allo scorso giugno, invece, la decisione di Pechino di sequestrare gli acquisiti di carne di sei stabilimenti brasiliani, negli Stati di Rio Grande do Soul e Mato grosso, dopo aver accertato la presenza di focolai di coronavirus al loro interno.

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