Tumori: melanoma, nuovi possibili effetti da un mix farmaci

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Lo ha sottolineato, in uno studio clinico su 870 pazienti, un team di oncologi che ha presentato i risultati, incoraggianti, durante il Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica

La combinazione di due terapie a bersaglio molecolare basate su dabrafenib e trametinib, due medicinali antitumorali, condotta dopo la rimozione chirurgica del melanoma, un tumore spesso molto aggressivo che origina nella cute, potrebbe offrire ai pazienti un beneficio di sopravvivenza senza recidiva prolungato e duraturo, soprattutto in pazienti ad alto rischio con diagnosi di melanoma con mutazione del gene BRAF in stadio III. Lo hanno sottolineato i risultati dello studio clinico “COMBI-AD”, svolto su 870 pazienti con mutazione del gene BRAF, un importante enzima che controlla la proliferazione cellulare: gli scienziati hanno osservato che il 52% dei pazienti trattati con questo mix di farmaci è in vita e libero da recidiva dopo cinque anni trascorsi dall’operazione di rimozione. I risultati sono stati presentati al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO).

Dati positivi dalla sperimentazione

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"I pazienti che, alla diagnosi, presentano malattia allo stadio III sono circa il 15% di tutti i nuovi casi di melanoma, e risultano essere ad alto rischio di recidiva dopo l'intervento chirurgico con una prognosi significativamente peggiore”, ha spiegato Paola Queirolo, direttrice della Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano. “I risultati dello studio COMBI-AD mostrano che questo trattamento, dopo resezione chirurgica, offre una sopravvivenza libera da recidiva a lungo termine. Cinque anni di follow up rappresentano un traguardo clinicamente ed emotivamente significativo", ha spiegato l’esperta, sottolineando i dati positivi emersi dalla sperimentazione.

Evitare la recidiva

Una speranza in più, dicono i medici, deriva anche dal fatto che la maggioranza delle recidive, nei pazienti con melanoma in stadio III, si manifesta entro cinque anni dall’asportazione e proprio il melanoma con mutazione di BRAF, una volta che si è diffuso agli altri organi, può essere pericoloso e più difficile da curare rispetto alla malattia nel suo stadio iniziale. Avere l’opportunità di poter trattare i pazienti "in questo stadio iniziale di malattia, aumenta la possibilità di evitare una recidiva e, quindi, potenzialmente di curare il paziente, favorendone la guarigione”, ha sottolineato Queirolo. E la tecnica combinata di due farmaci, già sperimentata in passato, potrebbe essere davvero la strada giusta. “L'utilizzo di una combinazione di farmaci capaci di colpire due bersagli ha già portato risultati fino a qualche anno fa insperati nella fase avanzata della malattia e, oggi, conferma di poter cambiare la storia della neoplasia anche in uno stadio precoce", ha commentato ancora. Un ultimo dato incoraggiante, riguarda poi la durata del trattamento con il mix di farmaci, che dura solo un anno. La prospettiva di un termine della terapia, “di solito non possibile nel melanoma metastatico, rappresenta un notevole vantaggio psicologico per pazienti spesso giovani", ha infine spiegato l’esperta.

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