Il taglia-incolla del Dna offre speranze contro il cancro: positivi i primi risultati

Salute e Benessere

Negli Stati Uniti è stata testata per la prima volta una potente tecnica di modifica genetica su tre pazienti affetti da tumori in stadio avanzato. I risultati verranno presentati a dicembre dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania 

Dalla ricerca arrivano nuove speranze nella lotta contro i tumori.
Negli Stati Uniti è stata testata per la prima volta una potente tecnica di modifica genetica su pazienti affetti da cancro.
Il test rientra in uno studio più ampio che ha come obiettivo finale quello di riuscire a modificare i geni al fine di aiutare il sistema immunitario di ogni paziente a sconfiggere la neoplasia.
La tecnica Crispr è stata utilizzata su tre individui di circa 60 anni affetti da tumori in stadio avanzato, che stavano progredendo nonostante fossero stati sottoposti ai trattamenti standard, quali la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia.

Modificato il Dna di 3 pazienti con tumore in stadio avanzato

Nello specifico, i tre pazienti sono affetti rispettivamente da mieloma multiplo, tumore del sangue e sarcoma.
Dai primi riscontri sembra che la tecnica stia dando risultati positivi contro il cancro.
Come riporta il New York Times, i risultati saranno presentati nel mese di dicembre dai ricercatori dell'Università della Pennsylvania durante un convegno in cui si riuniranno gli esperti dell’American Society of Hematology.

Il test nel dettaglio

Dopo aver estratto le cellule T del sistema immunitario dei tre pazienti, gli esperti grazie alla tecnica Crispr sono riusciti a spegnere tre specifici geni, che potrebbero interferire con la capacità delle cellule di combattere il cancro o causare effetti collaterali, riuscendo così a stimolare la risposta immunitaria contro la neoplasia. Successivamente, tramite tecniche tradizionali, sono intervenuti sul Dna delle cellule ‘indirizzandole’ verso quelle cancerogene. Hanno poi infuso 100 milioni di queste cellule modificate ai tre pazienti, monitorando la loro risposta nei sei mesi successivi. "La buona notizia è che i pazienti sono ancora vivi”, ha dichiarato il dottore Edward A. Stadtmauer, capo sezione delle neoplasie ematologiche presso il Cancer Center dell'Università di Pennsylvania Abramson. “Finora la migliore risposta che abbiamo visto è che le malattie si sono stabilizzate. Le cellule si stanno comportando come speriamo, e non abbiamo visto effetti collaterali significativi".   

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