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Tumore al colon retto: screening di prevenzione solo per 40% degli italiani

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2' di lettura

Si tratta di un test prezioso per abbattere la mortalità di un tumore con oltre 10.000 diagnosi in fase avanzata ogni anno. Per gli esperti serve una migliore opera d’informazione per i pazienti 

Il tumore al colon retto è secondo per frequenza soltanto al cancro al seno, tuttavia meno di un italiano su due decide di sottoporsi all’apposito screening per la prevenzione di questa neoplasia. Secondo gli oncologi, che hanno partecipato a un incontro al Senato che ha visto la presenza del presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama Pierpaolo Sileri, il dato evidenzia la necessità di sensibilizzare maggiormente i cittadini su un tumore che, ogni anno, viene diagnosticato a oltre 10.000 italiani in fase già avanzata.

Cancro colon-retto: test di prevenzione per 4 italiani su 10

Durante l’incontro al Senato, promosso dall’Associazione Italiana di oncologia medica (Aiom), Sileri ha sottolineato che oggi le cure per il tumore al colon retto esistono “ma è fondamentale coinvolgere le associazioni e investire in ricerca”. In seguito a due sondaggi condotti su pazienti e oncologi, è emerso che soltanto il 40% degli italiani esegue infatti lo screening di prevenzione che può ridurre la mortalità di questo tipo di cancro fino al 20%, una mancanza di consapevolezza che è evidenziata anche in tema di chemioterapia, visto che solo il 37% dei malati intervistati è conscio dell’efficacia del trattamento anche nelle fasi avanzate della malattia, mentre il 64% continua ad averne paura.

Possibili cause del tumore al colon retto

Come spiegato da Gaetano Lanzetta di Fondazione Aiom, stili di vita scorretti che includono sedentarietà, obesità, fumo di sigaretta e ridotta assunzione di fibre vegetali possono incidere sull’insorgenza del cancro al colon retto, che in più del 90% dei casi si sviluppa “a partire da lesioni precancerose che subiscono una trasformazione neoplastica maligna”. Le buone abitudini, alimentari e non, vanno mantenute anche in seguito alla diagnosi della malattia “sia per prevenire l'insorgenza di recidive che per migliorare l'efficacia dei trattamenti”. Nel 2018 la neoplasia ha fatto registrare circa 51.300 nuovi casi: la terapia oncologica orale, nella quale il 76% dei pazienti si mostra fiducioso, consente di curarsi maggiormente a domicilio riducendo “frequenza e durata degli accessi in ospedale” e portando “un vantaggio significativo anche dal punto di vista psicologico”, afferma Lanzetta. Ad oggi due terzi dei malati di tumore al colon guariscono: si tratta di numeri incoraggianti, ma secondo Sileri il tasso di mortalità può essere ulteriormente abbattuto grazie a una migliore “opera di prevenzione e informazione per i pazienti”.

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