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Fibrillazione atriale, previsti 1,9 milioni di casi in Italia nel 2060

I titoli di Sky TG24 delle 13 del 21/06

2' di lettura

Complessivamente, a causa dell’invecchiamento generale della popolazione, si stima che nei 28 Paesi dell’Unione Europea i 7,6 milioni di pazienti del 2016 diventeranno 14,4 milioni nei prossimi decenni 

Secondo i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr (Cnr-In) e dell’Università di Firenze, nei prossimi anni i casi di fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa, cresceranno, passando dai circa 1,1 milioni attuali agli 1,9 milioni previsti per il 2060. Complessivamente, a causa dell’invecchiamento generale della popolazione, si stima che nei 28 Paesi dell’Unione Europea i 7,6 milioni di pazienti del 2016 diventeranno 14,4 milioni nel 2060. Un dato da non prendere sottogamba, in quanto la fibrillazione atriale incrementa cinque volte il rischio di ictus, seconda causa di morte e prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano. Tutti i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista medica cardiologica EP Europace (The European Journal of Pacing, Arrhythmias and Cardiac Electrophysiology).

La frequenza della fibrillazione atriale in Italia

La ricerca del Cnr-In e dell’Università di Firenze, denominata Progetto “FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, è stata finanziata dal Ministero della Salute, in collaborazione con la Regione Toscana. Antonio di Carlo, coordinatore scientifico dello studio e ricercatore del Cnr-In, e Domenico Inzitari, responsabile scientifico del progetto e studioso dell’Università di Firenze, spiegano che attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 casi di ictus, con un costo per il Servizio sanitario nazionale che supera i 4 miliardi di euro. "Oltre un quarto sono attribuibili alla fibrillazione atriale, la quale può provocare la formazione di coaguli all'interno del cuore, in grado di arrivare al cervello e causare un ictus con un impatto devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza". Lo studio è stato condotto su un campione di 6.000 ultrasessantacinquenni. "I dati raccolti indicano nella popolazione anziana del nostro paese una frequenza della fibrillazione atriale dell'8,1%", rileva Di Carlo. "Questo significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia. Inoltre, lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060", conclude l’esperto. 

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