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Alzheimer, scoperta una possibile causa del veloce declino dei neuroni

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2' di lettura

Secondo un gruppo di ricercatori americani, il meccanismo che accelera la morte delle cellule nervose è dovuto alla perdita di alcune sequanze di Dna, che le rende più vecchie e vulnerabili

Un nuovo studio fa luce sul meccanismo che accelera il declino dei neuroni di una persona con il morbo di Alzheimer. Un’equipe di scienziati dell'Istituto di Ricerca americano ‘Van Andel’, coordinata da Viviane Labrie, ha infatti scoperto che le cellule nervose dei pazienti affetti dalla malattia perdono più rapidamente le sequenze di Dna i cui geni mantengono giovane il cervello e, allo stesso tempo, vedono incrementare l’attività dei segmenti genetici coinvolti nella formazione delle caratteristiche placche, che portano i neuroni alla morte. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, potrebbe aprire la via a nuovi strumenti di diagnosi e nuove terapie per combattere questa patologia.

“Neuroni si comportano come se fossero più vecchi”

Per condurre il loro lavoro, gli esperti hanno preso in esame alcune delle sequenze di Dna che intensificano o rallentano l’attività di diversi geni cerebrali a seconda dell'età della persona e dei fattori ambientali che la circondano. In particolare, gli scienziati hanno messo a confronto queste sequenze, che accendono e spengono il cervello, tra individui sani e soggetti malati di Alzheimer, scoprendo che quest’ultimi presentavano una progressiva perdita dei segmenti di Dna nei vari stadi della patologia. "Il risultato è che le cellule nervose di chi è malato si comportano come se fossero più vecchie, diventando sempre più vulnerabili all'Alzheimer", ha spiegato Viviane Labrie. "Adesso che abbiamo una migliore comprensione dei fattori molecolari che portano alla malattia - ha concluso l'esperta - potremmo in futuro utilizzarli per individuare nuove possibili strategie terapeutiche”.
Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo i pazienti malati di Alzheimer sono 44 milioni, una cifra che entro il 2050 salirà a 135 milioni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.

Scoperta una nuova forma di demenza

Un’altra recente ricerca ha invece portato all’attenzione della comunità scientifica una nuova forma di demenza, l’encefalopatia TDP-43, i cui effetti sono molto simili a quelli dell’Alzheimer, tanto da essere confusa con essa, anche se coinvolge una diversa regione del cervello. Secondo gli autori dello studio, nel mondo un paziente su tre a cui è stata diagnosticato il morbo di Alzheimer soffrirebbe in realtà di questa nuova patologia neurodegenerativa. Stando ai dati ricavati da esami effettuati post mortem, questa condizione colpirebbe un anziano over 80 su 5.

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